7 belle canzoni per Nunzio

Ho questo amico che ho conosciuto qualche anno fa. Abbiamo imparato a conoscerci prima online, e poi di persona.

Lui si chiama Nunzio ed è un filosofo con la passione per la politica. Ultimamente proprio la politica ci ha aiutato a passare più tempo assieme. Durante una di questi incontri nella vita reale, abbiamo parlato un po’ dei suoi gusti musicali. Gusti che possono essere sintetizzati in “canzoni pop italiani uscite tra il 1985 e il 1996”. La cosa mi ha colpito perché Nunzio ha una testa tanta, ma la musica per lui è solo quella.

Qualche settimana fa, questo mio amico ha fatto una bella cosa su Facebook. Dopo che all’esame di Stato era uscito un tema su Caproni, ha deciso di scrivere un post al giorno per una settimana per raccontare un poeta italiano del Novecento.

Tutti i suoi post li ha poi raccolti in un piccolo libricino che si scarica da qui.

Allora ho deciso di ricambiare il favore a Nunzio e di aiutarlo a conoscere 7 canzoni belle. Però io non ho la sua costanza e sono certo che non riuscirei a mantenere l’impegno quotidiano, perciò metto tutte e sette le canzoni qua, tutte insieme.

Per scegliere le canzoni sono partito dalla passione per la poesia di Nunzio. Ho selezionato canzoni con un testo bello, spero poetico. Continua a leggere

Auguri Bill!

Oggi Bill Watterson compie 60 anni. La prima volta che ho scritto un pezzo su un fumetto è stato nel 2012 per un giornale online che si chiama Il Vaglio. Lo ripubblico qua un po’ rivisto e corretto.

C’è una famosa casa d’asta americana che si chiama Heritage Auction, è specializzata in aste di opere d’arte e modernariato del novecento. Nel mondo del fumetto sono famosi soprattuto per la loro sezione sulle tavole originali. Le tavole originali, o “original comic art” come dicono loro che sono americani, sono i disegni originali di un fumetto, l’opera originale prodotta dal disegnatore. Di solito i disegni, una volta ricopiati per la stampa finale, vengono conservati dall’autore. Spesso succede che i disegnatori le vendano ad appassionati e collezionisti.

La settimana scorsa Heritage Auction ha annunciato che tra pochi giorni metterà all’asta un disegno di Bill Watterson che raffigura Calvin ed Hobbes mentre si riposano sotto un albero, il disegno è a china e colorato ad acquerello. Heritage Auctions stima che il disegno verrà venduto ad un prezzo minimo di 50.000 Dollari (circa 38.000 Euro) . Ho chiesto a mia moglie se vuole partecipare all’asta per farmene dono per il mio compleanno, ma non capisco perché abbia alzato gli occhi al cielo e mormorato qualcosa riguardo al fatto che dovrei smetterla con queste assurdità.

Ma perché un disegno di una tigre con un bambino può oggi valere quanto una buona macchina tedesca di grossa cilindrata?

Per due motivi: perché Bill Watterson è un genio e perché ha sempregestito le sue opere con rispetto ed orgoglio.

Watterson crea la striscia di Calvin & Hobbes nel 1985. Inizia a pubblicarla tramite l’Universal Press Syndicate e dopo solo un anno i giornali che la pubblicano ogni giorno in tutta America sono ben 250. In poco tempo arriva ad essere pubblicata su 2100 quotidiani; ogni giorno e in tutta l’America.  In Italia Calvin & Hobbes viene pubblicata sulle pagine Linus, il mensile di fumetti che ancora oggi potete trovare in edicola.

Le strisce di Calvin & Hobbes raccontano le avventure di un bambino di 6 anni e del su tigrotto di pezza Hobbes. Quando Calvin è da solo con la tigre di pezza questa prende vita nel mondo immaginario del bimbo. Hobbes si trasforma nel miglior amico di Calvin, nella sua spalla, anzi in qualcosa di più: Hobbes diventa l’amico invisibile che tutti noi abbiamo sognato di poter immaginare.

Calvin è una peste, è un bambino intelligentissimo, ma è praticamente indomabile. Il padre un giorno, distrutto dalla lunga giornata passata ad inseguire la piccola belva, commenta con la madre di Calvin: “io te l’avevo detto, era meglio prenderci un bassotto”.

Le strisce sono divertentissime, le pagine domenicali (quelle grandi e a colori) sono uno spettacolo per gli occhi, Watterson è un maestro nel disegno e nella composizione. I suoi personaggi sono vivissimi e si fatica davvero a non volergli bene. Bastano poche pagine e ci si affeziona a Calvin come se fosse un bambino vero, terribile ma divertentissimo.

Watterson per anni riceve offerte per creare merchandising ispirato ad i suoi personaggi. Tutti si aspettano da Bill lo stesso approccio che un altro grande come Charles Schultz aveva avuto per le sue creature, i Peanuts. Così come Schultz aveva autorizzato lo sfruttamento di Snoopy, di Linus e di tutta la cricca, ci si aspettava che Watterson facesse lo stesso per Calvin & Hobbes.

Se ci sono le tazze da latte di Snoopy, i cereali di Charlie Brown e le mutande di Linus allora ci dovranno essere anche le t-shirt con Hobbes che salta addosso a Calvin (una gag classica della strip). Ma Watterson non ci sta. Lui non lo fa per soldi (o almeno non solo), lui è un artista ed un poeta. Anzi come qualcuno ebbe a dire “Calvin & Hobbes è una finestra sulla psiche di un bambino come mai nessun trattato di pedagogia potrà mai sperare di essere”. Watterson non cede. I suoi personaggi non sono in vendita, la sua arte non si mercifica.

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Solo per due anni tra il 1988 e il 1990 decide di approvare e far stampare un calendario ufficiale di Calvin & Hobbes. Due anni soli.

La striscia è stata pubblicata per 10 anni, ma solo due volte Watterson ha ceduto i diritti e solo per dei calendari.

Ed è proprio una copertina di uno di quei calendari che tra poco verrà messa all’asta. Oltre a questo disegno, negli ultimi anni sono state messe in vendita poco meno di 10 disegni orginali di Watterson, per lo più dediche e schizzi fatti ad amici. Tutti gli altri disegni sono ancora in mano all’autore.

Bill Watterson ha smesso di disegnare Calvin & Hobbes nel 1995. Ha prodotto 3.160 strisce di Calvin & Hobbes tra il 1985 e il 1995. Si dice che da allora si sia ritirato a vita privata e passi il tempo a disegnare paesaggi ad acquerello e quadri di dinosauri.

Bill Watterson #comics

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La terribile influenza del ’17, una storia di Natale

Quella che sto per raccontare è la mia storia di Natale preferita.

Però prima ho bisogno fare una premessa. E la premessa è che Dio non esiste e Gesù non era figlio di Dio. Lo so che questa è una storia di Natale, ma davvero non so come girarci attorno. Dio non esiste e la religione è tutta una finzione. Sono solo storie che ci raccontiamo.

Fatta questa premessa, da questo momento inizia la vera storia di Natale. Continua a leggere

Qual è il tuo film di Natale preferito?

Io adoro i film di Natale. Mi piace il Natale, mi piacciono le lucine e i regali, lo shopping compulsivo, il torrone, il panettone, il pandoro e perfino il presepe. Mi piacciono le tombolate e l’odore di frittura sui vestiti, le bucce di mandarino sulle cartelle della tombola e le case addobbate di rosso e verde.

Qualche giorno fa ho chiesto ai miei contatti su Facebook se avevano voglia di condividere con me il loro film di Natale preferito.

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Questa è la lista che ne è venuta fuori. Continua a leggere

Quanta è bella la lingua americana

Ieri mi sono ritrovato a spiegare ad un amico il significato di una frase che stava in una gif con Bruce Willis. Gli ho raccontato che alcuni termini gergali americani sono difficilmente traducibili in italiano. Mi sono tornate in mente alcune chiacchiere che facevo qualche anno fa con i miei colleghi americani quando andavo a trovarli a Sacramento, in California.

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La lingua americana è bella e agile come il suo popolo, è una lingua pragmatica e densa. Quando gli americani hanno bisogno di una parola se la inventano. Hanno poi il vantaggio di appoggiarsi ad una diffusa cultura popolare in continua evoluzione, ma accessibile a tutti. In America le storia nascono e si diffondono velocemente, la mitologia popolare cresce ogni giorno e la lingua può usare tutto questa ricchezza per creare parole o espressioni nuove. Vi faccio un po’ di esempi:

Redneck: letteralmente significa “collo rosso”, ma in realtà rappresenta una tipologia di persona, sono i bianchi del sud, che vivono negli stati del Sud, in zone periferiche e poco industrializzate. Il Redneck tipico è bianco, quando sta troppo tempo al sole si scotta e perciò ha il collo rosso.

Soccer mama: una mamma che passa gran parte del suo tempo in famiglia a prendersi cura dei figli. L’espressione fa riferimento all’abitudine dei bambini e delle bambine americane di giocare a calcio (soccer) nel fine settimana. Le “soccer mama” sono quelle mamme che accompagnano i figli alla partita di calcio e mentre questi giocano organizzano una merenda o un buffet sul bordo del campo. Nel 2004 mi trovavo in America quando ci fu il dibattito tra i due candidati alla vicepresidenza, Joe Biden e Sarah Palin. Ad un certo punto Palin disse che il suo partito si sarebbe preso cura della “hockey mama”. Il giorno dopo mi spiegarono che Sarah Palin era governatrice dell’Alaska e lì non si gioca a calcio, ma ad hockey.

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un redneck

 

Gunshot marriage: diciamo che si tratta di un “matrimonio riparatore”, ma con una sfumatura leggermente diversa. L’espressione, infatti, fa riferimento al fucile (il gunshot) che il padre della sposa tiene ben poggiato sulla schiena del futuro marito mentre questo si avvia verso l’altare.

Zampruedering: fare “zaprueder” significa prendere un video e analizzarlo in ogni singolo dettaglio, fotogramma per fotogramma. Il termine deriva da Abraham Zapruder, la persona che nel 1963 girò il video dell’attentato che portò alla morte di John F. Kennedy. Il video di Zapruder è stato negli anni analizzato in ogni suo dettaglio per studiare la dinamica dell’attentato a Kennedy.

Ogni espressione ha una sua piccola storia, e quasi sempre le storie sono legate al contemporaneo. Anche solo spiegare il significato di queste espressioni apre le porte di infiniti racconti, un linguaggio che è anche un racconto di un popolo. La lingua americana è un piccolo universo linguistico che non può annoiare mai. Come fai a non volergli bene?

 

Akira e Ghost in the Shell 2: che filmoni!

Ho passato sabato e domenica sera a guardarmi due film di animazione giapponese. Ho iniziato sabato con Akira e ho continuato domenica con Ghost in the Shell 2.

Akira è un film del 1988 di Katsuhiro Otomo. Quella di sabato sera sarà stata la quindicesima volta che l’ho rivisto. La prima volta fu una sera di estate quando, tornato da una vacanza studio, misi nel videoregistratore la videocassetta che avevo comprato in Inghilterra. Il film era in lingua originale sottotitolato in inglese. Ammetto che la prima volta capii bel poco della trama.

Da quella volta, ho visto e rivisto Akira e ogni volta capendone sempre un pezzettino di più. Per chi non lo sapesse Akira racconta la storia di due amici, Kaneda e Tetsuo. Kaneda è forte e carismatico mentre Tetsuo è un ragazzo più impacciato. Tetsuo viene sottoposto ad alcuni esperimenti e si trasforma in un essere potentissimo.

L’altro film che ho visto è il seguito di Ghost in the shell. Forse anche chi non è appassionato di cultura giapponese ha già sentito parlare di questo film grazie alla versione con Scarlett Johansson che è uscita quest’anno. Il ghost del titolo è l’anima degli esseri umani ma anche l’anima dei robot.

I due film sono uno completamente diversi l’uno dall’altro, non hanno niente in comune sia per stile grafico sia per tematiche. O forse no, forse entrambe le pellicole raccontano di cosa voglia dire essere persone, di cosa siano gli esseri umani? Non lo so. Akira continuo a cercare di capirlo, mentre Ghost in the Shell 2 non so bene che cos’è.

Però ci sono due dettagli che mi hanno colpito nei due film.

Il primo dettaglio è quando Tetsuo sta per essere inghiottito dalla sfera di energia gigante, durante le ultime scene di Akira. La sfera lo trascenderà, lo trasformerà in un essere di pura energia. Per gran parte del film Tetsuo è stato un personaggio cattivo, un ragazzo compromesso dal potere, un potere che lo ha reso malvagio e vendicativo. Tetsuo ha ucciso centinaia di persone, è stato un mostro, ma in questi ultimi istanti di umanità, prima di trasformarsi in un essere superiore, Tetsuo ha paura e si gira verso il suo vecchio amico Kaneda e chiede aiuto, e lo fa piangendo come un bambino.

L’altro dettaglio che mi ha colpito è nella trama di Ghost in the Shell 2. Il film racconta di alcuni robot che perdono il controllo e uccidono alcuni esseri umani. I robot dopo aver commesso questi omicidi sì distruggono, si suicidano. Questi Robot si chiamano ginoidi e sono bambole di compagnia, strumenti sessuali per uomini facoltosi. Il dettaglio che mi ha colpito è quando, durante un dialogo, veniamo a scoprire che queste ginoidi hanno una caratteristica diversa da tutti gli altri robot, una differenza che le rende adatte ad essere strumenti sessuali, una caratteristica che le rende molto più simili agli esseri umani e perciò più attraenti. Questi robot hanno l’anima.

Sia Akira sia Ghost in the Shell 2 si trovano su Netflix. Se non li avete mai visti, anche se pensate di non essere interessati ai cartoni animati giapponesi, ma siete curiosi di vedere due bei film, profondi e per niente scontati, io ve li consiglio di cuore.

(quella qua sopra è la scena della parata di Ghost in the Shell 2, non è bellissima?)