Alien, Twin Peaks, Lost e i misteri irrisolti

La settimana scorsa ho ascoltato due podcast, uno dall’Italia e l’altro dalla Turchia, che avevano in comune il tema dei misteri irrisolti:

Outcast è una rivista online specializzata in videogiochi, ma che produce anche podcast dedicati al cinema e alla televisione. C. M. Kosemen è un disegnatore turco, specializzato in character design, che produce anche un podcast sulla cultura pop (non so come altro definirlo).

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Un esempio di character design di C.M. Kosemen

Partiamo da Kosemen. La sua recensione di Alien: Covenant è in realtà un pretesto per parlare di tutta la saga e sull’impatto che questi film hanno avuto sull’immaginario collettivo. La puntata è piena di spunti interessanti. Ad esempio, ad un certo punto, Koseman fa un’osservazione davvero intelligente sul perché gli ultimi film di Ridley Scott, Prometheus e Covenant, sono stati criticati per i tanti buchi di sceneggiatura. Continua a leggere

Operazione Fotticervello

Nell’ultima puntata di Team Human c’è un intervista ad R. U. Sirius (si legge “are you sirius”, che si potrebbe tradurre con “ma dici davvero?”), pseudonimo di Ken Goffman.

Goffman è stato un attivista del movimento hacker degli anni ’80 e ’90 e, tra le altre cose, ha fondato la rivista Mondo 2000.

Mondo 2000 nasce dalle ceneri di un’altra rivista che si chiamava High Frontier, espressione del movimento psichedelico degli anni ’60 della zona di San Francisco.

Non è un caso, infatti, che tra i collaboratori di Mondo 2000 ci fosse anche Timothy Leary, filosofo e studioso che introdusse l’uso dell’acido lisergico LSD nella controcultura americana degli anni ’60.

(Uno dei principali eredi di Timothy Leary è Terence McKenna, che è tra gli autori più citati da Grant Morrison nella saga The Invisibles).

Nell’intervista ad R. U. Sirius che c’è nell’ultimo episodio di Team Human, gli viene chiesto se il dilagare del “complottismo” sia anche un po’ figlio di quelle controculture che nacquero nella “bay aerea” negli anni ’60, e che poi sono evolute nel cyberpunk e infine nel transumanesimo.

La risposta che dà il vecchio Sirius è sì, un po’ è anche colpa di quel tipo di mentalità. In fondo, dice, se oggi c’è gente che crede che l’Undici Settembre sia stato tutto un complotto, in fondo è anche un po’ colpa di Operation Mindfuck.

E quando ho sentito quelle due parole ho messo pausa e mi sono detto: Maccosa? Che roba è Operation Mindfuck? Continua a leggere

Andrea Pazienza, Beniamino Placido e quel film con Sergio Staino

(Qua sotto c’è una cosa che scrissi nel 2012 per il blog dell’associazione BN.Comix, mi è tornata in mente oggi perché a Napoli c’è una bella mostra sul 1977 e il fumetto italiano).

Ieri ho scoperto che Internet è rotta. Ho effettuato questa ricerca su Google:

“Andrea Pazienza” “Beniamino Placido”

ma Internet non è stata in grado di trovarmi l’introduzione che Beniamino Placido scrisse per il volume della Comic Art dedicato ad Andrea Pazienza. Sono riuscito a trovare solo commenti di lettori di blog che ricordavano con piacere un articolo che Placido scrisse su La Repubblica presentando le opere di Pazienza.

Ma io stavo cercando quell’introduzione che lessi più di 15 anni fa e che mi fece capire finalmente che la mia passione per i fumetti non era qualcosa di cui mi dovevo vergognare.

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il volume in questione

Allora ho deciso di aggiustare internet e google. Perciò ecco a voi Beniamino Placido su Andrea Pazienza. Continua a leggere

[persone eccezionali] Lawrence Kasdan

Ho un amico con cui condivido un account di Netflix. Abbiamo più o meno gli stessi gusti in fatto di film e serie TV, perciò ci scambiamo spesso dei suggerimenti. Domenica scorsa via WhatsApp mi ha mandato questi messaggi:

Acchiappasogni

Bello

Non conoscevo

Mentre cercavo il trailer su YouTube mi sono arrivati questi altri messaggi:

Ma questo è un filmone

Com’è che non ne avevamo mai sentito parlare?

Degno de La Cosa

Poi, dopo un minuto e trentotto secondi, ho capito perché l’Acchiappasogni era un “filmone”.

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Un marchio di qualità (quasi sempre)

 

Lawrence Kasdan ha iniziato la sua carriera nel mondo del cinema negli anni ’70 come sceneggiatore quando vendette alla Warner Bros una sceneggiatura dal titolo: The bodyguard. La Warner Bros ci mise un po’ di tempo a produrre quel film, nel 1992 alla fine ne uscì fuori un filmetto con Kevin Costner e Whitney Houston che divenne uno dei migliori incassi di quell’anno. Continua a leggere

Eddie Murphy

[persone eccezionali] Eddie Murphy

Quando con gli amici si apriva una bottiglia di quelle potenti (un Latte di suocera oppure un Nocino dello zio) ci riempivamo i bicchieri, annusavamo perplessi e li alzavamo in aria:

“Addio mamma, se mai ce ne ho avuta una”

E poi tutto giù.

***

Seduti su un vecchio divano nella casa di campagna di un amico, bevendo birra, mentre il camino cacciava fumo e questo si mischiava al profumo delle sigarette. Si finiva sempre a parlare di ragazze e di sesso. Una manata sulla spalla, una di quelle che fanno rumore ma non fanno male, e poi si finiva a parlare di “regali uccelli”.

***

La mattina, quando ci si risvegliava insieme, c’era sempre quello che arrivava allegro e salutava con un “Buongiorno” che squillava. Dal tavolo dove gli altri già stavano bevendo il caffè partiva un:

“Vaffanculo”

A cui si rispondeva allargando le braccia e recitando:

“Sì, Sì! Vaffanculo anche a voi”

***

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Se cerchi “Una poltrona per due” su google esce questo

La settimana scorsa era Natale e come da tradizione Italia 1 ha trasmesso Una poltrona per due con Dan Aykroyd ed Eddie Murphy. La visione del film è diventata una tradizione natalizia per un certo tipo di telespettatori, quel misto di ventenni ironici e sarcastici figli di una cultura post-hipster (almeno mi auguro che sia una cultura che ci siamo lasciati alle spalle) e quarantenni che hanno fatto della nostalgia il loro unico passatempo.

A me però rattrista immensamente vedere che un gigante come Eddie Murphy oggi sia ricordato solo per questo stanco rituale collettivo (poi un giorno parleremo anche di quell’altro pezzo da novanta che è Dan Aykroyd). Continua a leggere

Seghe mentali su Westworld

Quando ero bambino ai miei genitori piaceva organizzare cene con gli amici. Ogni occasione era buona: onomastici, compleanni, anniversari, inaugurazioni.

Ricordo una sera, avrò avuto 9 anni, a casa c’era una tavolata di almeno dodici persone. Mamma aveva fatto modificare un tavolo antico, cimelio di famiglia, da un falegname che conosceva. Si apriva  a metà, si inserivano due prolunghe e si trasformava in un tavolone lungo almeno 4 metri. Io e Gottardo eravamo seduti proprio all’altezza di una di quelle prolunghe. Lui era un collega di mio padre, era un ingegnere alto e col vocione. Gottardo è sempre stato una persona che amava studiare e parlare delle cose che imparava.

Per dire del personaggio, nella mia casella di posto conservo ancora le mail che mi mandò qualche anno fa quando decise di dimostrare il Teorema di Fermat in “maniera semplice”, perché “Fermat non era mica un coglione, e se aveva scritto che c’era una soluzione elegante allora questa doveva esserci”.

Quella sera a tavola si stava parlando di tempo e di storia. Gottardo entrò a gamba tesa nella discussione e spiegò:

“Il vostro problema è che siete figli di una cultura cattolica. Per voi il tempo è lineare.”

E mentre lo diceva allargò le sue lunghissime braccia, come se volesse disegnare un segmento che univa il suo indice destro col sinistro dall’altra parte.

“Se invece nascevate ebrei il vostro tempo sarebbe stato circolare”.

E con l’indice destro puntato verso il basso disegnò un cerchio nell’aria.

“Tempo lineare” ripeté allargando le braccio “e tempo circolare” altro cerchio disegnato nell’aria. Fatto ciò si girò verso di me che stavo alla sua destra e mi sorrise complice. Il tavolo scoppiò a ridere e si misero tutti a disegnare cerchi e segmenti in aria. Continua a leggere

8 cose che ho iniziato ad apprezzare in vecchiaia

Quest’anno sono ufficialmente diventato uno #splendidoquarantenne e, come capita sempre quando si raggiunge una certa età, ci si guarda intorno per capire cosa è diverso e come si è cambiati col passare del tempo.

A me è successo di accorgermi di aver iniziato ad apprezzare cose che, specialmente nei primi vent’anni della mia vita, detestavo a morte. Robe che prima non sopportavo, ma che oggi apprezzo tanto.

Ecco la lista delle 8 cose che ho iniziato ad apprezzare con l’età:

1. I dischi dei Pink Floyd dopo l’uscita di Roger Waters. Come ho già raccontato, ho scoperto i Pink Floyd a 13 anni quando mio padre portò a casa la doppia cassetta di “A Momentary Lapse of Reason”. Era il primo disco che i Pink Floyd facevano dopo l’uscita di Roger Waters. Quel disco mi piacque molto e da lì partii a scoprire i vecchi album. Appena lessi la storia di The Wall e del papà di Roger Waters, quello divenne il mio-album-preferito-di-tutti-i-tempi. Waters perciò entrò di diritto nel mio pantheon personale insieme a Che Guevara, Haran Banjo e Nausicaa la principessa della Valle del vento. Se Waters era il buono, allora David Gilmour doveva essere il cattivo usurpatore e perciò “i Pink Floyd dopo l’uscita di Roger Waters sono diventati commerciali”. Per fortuna col tempo ho smussato le mie opinioni e oggi ho riportato i dischi di Gilmor nella mia discografia.

2. Bruce Springsteen. Mi sono sempre piaciute le canzoni del Boss, ma non riuscivo a sopportare il personaggio. Bruce Springsteen arrivò nella mia vita in forma di bel culo in blue jeans sulla copertina del suo Born in U.S.A. A quell’epoca l’americanismo per me era il nemico giurato. Solo verso i trent’anni ho incominciato a scoprire la complessità e il fascino delle canzoni di Springsteen. Oggi “Born to run” è tra i dischi che ascolto più spesso.

3. I film di mazzate orientali. Ho sempre adorato i film d’azione, ho avuto la fortuna di crescere negli anni d’oro di questo genere. Stallone e Schwarzenegger per me sono come il bue e l’asinello che hanno assistito alla nascita della mia passione per il cinema. Ma nonostante questo ho sempre percepito con fastidio i film di arti marziali. Non so bene il perché, forse c’era il fatto che i film con Bruce Lee che giravano a nastro su Tele Capri fossero tutti sgranati e fuori sincrono, forse c’erano tutte quelle faccette che facevano quegli attori, forse c’era il fatto che erano film che piacevano tanto a quei ragazzini che poi mi torturavano a scuola. Vallo a sapere. Per fortuna oggi The Raid e i film di John Woo sono tra le cose che più mi danno gioia.

4. I fumetti francesi. Moebius è sempre stato uno dei miei autori preferiti, ma era l’eccezione che confermava la regola. Non sopportavo granché la linea chiara di molti autori francesi, il mio gusto si era formato sul Pratt, Pazienza e la scuola argentina. Per me i fumetti francesi erano poca sostanza, tanto colore e storie troppo dilatate nel tempo (un volume di 48 pagine all’anno quando andava bene). Poi per fortuna sono rinsavito.

5. Le storie col finale aperto. Mi sono sempre vergognato di dirlo, ma 2001 Odissea nello Spazio non mi piacque la prima volta che lo vidi. Il finale, tutta colpa di quel finale. Poi ho studiato, sono cresciuto, ho continuato a provare e alla fine ho capito. Oggi un bel finale aperto e spiazzante è una delle cose che più mi fa apprezzare una storia.

(5bis. Le storie a puntate. Quando avevo meno di quarant’anni volevo sapere tutto e subito, volevo arrivare al finale il prima possibile e non volevo aspettare. Oggi mi godo il viaggio molto di più.)

6. La radio parlata. Fino a qualche anno fa in macchina ascoltavo solo musica. Perciò negli anni era fondamentale dotarsi del giusto stereo, quello con le cassette e l’autoreverse, poi quello con il CD (ma saltava troppo), quello col CD e gli ammortizzatori, quello con la presa per l’iPod, quello col bluetooth. Poi, come ho già raccontato, ho iniziato a voler sentire le voci delle persone.

7. I dischi dei concerti. Per anni ho evitato di comprare dischi di concerti. Pensavo fossero un bieco espediente delle “cattive case discografiche” che sfruttavano la fan base dei musicisti. Erano sempre le stesse canzoni, ma suonate in maniera diversa. Che senso aveva ascoltare una nuova versione di Generale se già sai che il treno si fermerà solo per pisciare?

8. Le birre bionde. Per anni ho bevuto solo birre rosse o Guinness perché pensavo che fosse troppo dozzinale fermarsi ad una semplice bionda.