Alien, Twin Peaks, Lost e i misteri irrisolti

La settimana scorsa ho ascoltato due podcast, uno dall’Italia e l’altro dalla Turchia, che avevano in comune il tema dei misteri irrisolti:

Outcast è una rivista online specializzata in videogiochi, ma che produce anche podcast dedicati al cinema e alla televisione. C. M. Kosemen è un disegnatore turco, specializzato in character design, che produce anche un podcast sulla cultura pop (non so come altro definirlo).

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Un esempio di character design di C.M. Kosemen

Partiamo da Kosemen. La sua recensione di Alien: Covenant è in realtà un pretesto per parlare di tutta la saga e sull’impatto che questi film hanno avuto sull’immaginario collettivo. La puntata è piena di spunti interessanti. Ad esempio, ad un certo punto, Koseman fa un’osservazione davvero intelligente sul perché gli ultimi film di Ridley Scott, Prometheus e Covenant, sono stati criticati per i tanti buchi di sceneggiatura.

In effetti, se ci si pensa bene, perché le sceneggiature di film come Fast and Furious 8 non vengono mai criticate? Eppure succedono cose assurde in quei film, personaggi che prima si odiano e poi diventano migliori amici, auto che si lanciano dai palazzi, auto che si lanciano dagli aerei, gente che salta da un camion in corsa.

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Tutto vero, giuro!

Perché invece il pubblico si scandalizza tanto se nei film di Scott ci sono dei biologi che si comportano in maniera impropria? Il web è stato invaso da migliaia di meme e recensioni che prendono in giro i personaggi di Ridley Scott, che fanno battute su questi esploratori dello spazio che puntualmente mettono la faccia troppo vicino ad un uovo di Alieno. Perché la gente si fissa con dettagli così piccoli nel caso di Alien e Promethus?

Kosemen spiega che i mondi fittizi di Ridley Scott vengono creati con una precisione maniacale. Il “worldbuilding” di Scott è dettagliato e preciso, ogni singolo oggetto di scena è creato per essere industrialmente credibile, ogni costume e mezzo meccanico è “credibilmente preciso”. Ed è proprio per questo motivo che ogni incoerenza viene notata, perché agli spettatori viene presentato un mondo “credibile” e ogni minimo dettaglio assurdo sembra fuori posto. Il mondo di Fast and Furious è invece caciarone, irreale, parodistico e perciò lo spettatore tende ad accettare in maniera acritica ogni evento che avviene sullo schermo, tanto è tutto finto.

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il web che se la ride

Ed è affascinante pensare che Scott sia tanto bravo da creare questo livello di aspettativa di “coerenza con la realtà” in un film di fantascienza ambientato nello spazio.

Un’altra delle caratteristiche tipiche dei film di Alien (almeno di quelli più belli) è la presenza di misteri irrisolti. Pensate al primo Alien di Ridley Scott. La prima parte del film è ambientata in un pianeta sconosciuto, all’interno di un astronave di cui si conosce poco e nulla, nulla si sa delle origini dell’alieno, di cosa sia successo in precedenza. Quella sensazione di mistero, dice Kosemen, è fondamentale per la riuscita del film e non è un caso che tra le fonti di ispirazioni di Ridley Scott ci sia il movimento artistico del Simbolismo.

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Che roba è???

Copio e incollo dal sito della Treccani (il grassetto è mio):

I caratteri del movimento simbolista, che si pone come un’inversione di tendenza rispetto al naturalismo e alle ricerche neoimpressioniste, sono individuati nel Manifesto di J. Moréas (1886), secondo cui compito dell’arte è rivestire l’Idea di una forma sensibile che attraverso una rete di analogie ne veicoli le potenzialità allusive. Di qui l’interesse per la dimensione del sogno, della visione interiore, dell’immaginazione, attraverso l’ambigua modalità del simbolo.

ed è per questo che Kosemen sostiene che:

I argue that Alien: Covenant is a work of “cinematic symbolism”, where Ridley Scott transposes a universe of mysteries that are not always meant to be solved.

Scott crea un universo credibile di misteri che non devono essere risolti.

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“L’isola della morte” di  Arnold Böcklin, tra le fonti di ispirazione di Ridley Scott

E qui arriviamo al secondo podcast, a Twin Peaks e a Lost.

Twin Peaks è stata la serie televisiva che ha rivoluzionato il modo di fare televisione. Lynch e Frost, i creatori della serie, crearono un prodotto al tempo stesso artistico e popolare partendo dal modello delle soap opera, che allora era il format più di successo. Twin Peaks è stato il primo serial televisivo a mostrare le immense potenzialità del mezzo televisivo.

Lost, diversi anni dopo, è stato invece il prodotto che ha fatto “nascere” le serie televisive moderne. Lost ha introdotto un nuovo modo di intendere la narrazione, un nuovo approccio alla produzione e al trattamento dei personaggi che ancora oggi si ritrova nelle produzione più popolari.

(a questa lista di “padri fondatori della televisione moderna” mancherebbe forse solo The Sopranos, ma con questo discorso del mistero non c’entra molto)

Ieri sera, stimolato anche dall’ascolto del podcast, mi sono rivisto il pilot di Twin Peaks. Non lo rivedevo da quella sera del 1991 quando Canale 5 lo trasmise per la prima volta.

Quel pilot, rivisto oggi, è ancora eccezionale, ricco di trovate visive, strapieno di personaggi assurdi e permeato da un senso di mistero e inquietudine eccezionali. Guardando e ascoltando (le musiche sono fondamentali in Twin Peaks) i personaggi muoversi nel mondo creato da Lynch e Frost si viene travolti dalla quantità di misteri e di sensazioni stranianti.

Per capire quanto sia potente l’approccio del “mistero”, basta fare il confronto con Lost. La serie sui naufraghi sull’isola misteriosa era anch’essa basata su un continuo sovrappore di domande inevase, di avvenimenti bizzari e di cose misteriose. Pensate ad esempio alla seconda parte della prima serie, quando il motore principale dell’azione era la famosa “botola”.

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la maledetta botola

Ma Lost prende il mistero e ne elimina la funziona sovversiva. Il mistero di Lost è sempre in primo piano, sottolineato in maniera quasi didascalica. La “botola” è là e i personaggi la guardano e dicono “è un bel mistero, cosa ci sarà sotto”. Gli spettatori erano invitati a giocare con i misteri, nacquero ai tempi decine e decine di siti che cercavano di interpretare i segreti di Lost. Era una gara a chi indovinava la soluzione giusta.

Il problema di Lost è che così facendo, il mistero aveva perso tutta la sua potenza. Una volta che il mistero è solo un gioco, un quiz a cui cercare di dare una risposta, tutto perde forza.

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Bob è nello specchio

I “misteri” di Lynch e Scott sono invece potenti, inseriti in mondi credibili. Sono l’alieno morto gigantesco che ci costringe a chiederci cosa sia successo e perché sia là. Sono il nano che balla e che si muove in maniera innaturale, è l’uomo che si vede per una frazione di secondo dietro ad un letto o nel riflesso di uno specchio, sono gli incubi di Twin Peaks che ci invitano ad entrare nel mondo del male.

Twin Peaks è finalmente tornata con la terza e ultima stagione. Più di 25 anni di attesa per scoprire ancora nuovi misteri.

E adesso, musica.

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