Il colore del grano

lavanda

La mattina si svegliò tardi. Il viaggio in treno gli lasciava addosso una spossatezza dolciastra. Non se ne spiegava il motivo.

Lavato e mangiato, iniziò la giornata. Scoprì subito che doveva accompagnare la madre in città.

Non aveva ancora del tutto assimilato la colazione. La stanchezza si era da poco trasformata in noia e inedia. Palpabre ancora schiacciate e movimenti impastati.

Si riebbe a metà strada.

Si accorse che stava guidando. Da almeno 10 minuti, stimò. La mamma pensierosa al suo fianco.

Rimise a fuoco la strada davanti all’automobile. A destra e a sinistra scivolavano campi e case.

I suoi occhi registrarono qualcosa. Se ne accorse, ma non riuscì a coglierne i dettagli. Si sentiva ancora impastato. La puzza del vagone ancora nelle narici.

Dopo un po’ ricevette un  altro colpo. Un picco di informazione gli arrivò alla nuca. Ne percepì il contraccolpo.

Analizzò quella sensazione. La dissezionò, ne cercò l’origine. Si guardò intorno. Non riusciva a capire.

Stava quasi per parlarne alla madre, quando colse una variazione cromatica nello sfondo che scorreva alla sua sinistra.

Il grano aveva cambiato colore. Il verde aveva fatto un salto quantico verso il basso. Era successo tutto nel giro di pochi giorni.

Ecco cosa era cambiato. Il suo mondo si era istantaneamente spostato verso l’estate. Il cambiamento era stato così pervasivo e ambientale che solo la sua parte rettile se n’era potuto accorgere.

Sorrise al pensiero di questa sua incredibile scoperta.

*

Il Messaggio di Dio

uovo

Un giorno Dio mi disse di prendere un treno.

Era un giorno d’estate e faceva caldo, io ero steso sul letto in mutande e canottiera. A ripensarci oggi mi sembra quasi blasfemo aver ricevuto il primo messaggio di Dio vestito a quel modo. D’altra parte come potevo sapere che Dio avrebbe scelto proprio quel giorno per farsi vivo.

A quel tempo non potevo certo essere considerato un assiduo praticante del culto. Andavo in chiesa, ma non è che ci credessi per davvero. Era più un abitudine presa da bambino. Mia madre che si mette le perle, mio padre che si fa il nodo alla cravatta, le scarpe buone e la passeggiata per il corso; la religione era sempre stato questo per me.

Mi ci volle un po’ prima di capire cosa mi stesse succedendo, non è cosa di tutti i giorni ricevere un messaggio da Dio in persona. Il Logos, l’Origine, l’Alpha e l’Omega nella mia camera da letto, alle due del pomeriggio di un mercoledl di Luglio.

Devo ammettere che però affrontai la cosa con il giusto sangue freddo, dopo i primi momenti di spaesamento corsi subito a prendere il blocco note e la matita che usavo per gli appunti all’università. Non potevo certo correre il rischio di dimenticare alcuna parte del messaggio di Dio. Segnai la data in alto a destra sul foglio, tracciai una linea ed iniziai a scrivere.

Devi Prendere Il Treno Che Ti Porterà. Via da qui. Vai E Segui La Luce E Il Vento. Latte.

Dio a volte è poco chiaro. Col tempo mi ci sono abituato, ma allora ero nuovo a questa Sua forma di comunicazione. Sapevo però che c’era un treno che dovevo prendere. Mi vestii di corsa, piegai il foglio con gli appunti e me lo misi nella tasca posteriore del jeans. Uscii sbattendo la porta alle mie spalle, la stazione era a meno di due chilometri da casa, non avevo bisogno della macchina.

Mi misi a correre. Se Dio ordina non bisogna perdere tempo.

In stazione c’era un solo treno pronto a partire. Arrivava a Nord, saliva per oltre quattrocento chilometri. Era il mio treno. Presi il foglio di carta con gli appunti, rilessi quanto avevo scritto e andai a fare il biglietto.

Il treno era per metà vuoto, in altri periodi sarebbe stato pieno di studenti, ma d’estate con le scuole chiuse si viaggiava più comodi.

Quando il treno partì mi sentii d’un tratto più leggero, sorrisi alla ragazza seduta di fronte a me. Lei ricambiò il sorriso e si mise a piangere. Strano, pensai, chissà cosa le prende.

Incominciò ad urlare, sempre più agitata, mi abbracciò. Cercai di scansarla, ero terrorizzato. Accorsero altri passeggerei attirati dallo spettacolo, la ragazza era ormai preda di un attacco isterico. Poi d’un tratto si calmò e iniziò a pregare inginocchiandosi; Dio ho fatto come mi hai detto, bonfochiava, sono sul treno e sono nella tua grazia, dimmi adesso cosa devo fare.

Un vecchio alle mie spalle urlò che Dio non poteva aver parlato a quella ragazza, perché Dio aveva chiesto a lui di salire sul treno.

Nel giro di pochi minuti ci rendemmo conto che tutti, ma proprio tutti su quel treno, erano stati chiamati da Dio.

Ci rimasi un po’ male.

Da allora sono passati sei mesi. Le notizie che ci arrivano sono parziali ed imprecise. L’esercito ha smesso quasi subito di rifornirci di cibo ed acqua. Dicono che fosse impossibile assistere tutti i treni occupati dai Chiamati. Pare che adesso anche le autostrade siano piene di gente come noi chiamata ad adempiere alla Missione.

La televisione non trasmette più, si dice che quasi tutti i tecnici televisi del paese si siano imbarcati su delle navi da crociera dirette in Egitto. I treni sono fermi perché non c’è più corrente, il vecchio che incontrai il primo giorno è morto ieri. Sembra sia stato un infarto.

Solo le radio continuano a funzionare, nessuno ha ancora capito perché. Ieri hanno detto che la Cina sta mandando degli aiuti, ma non sanno ancora quando potranno essere qui.

Ma cosa importa in fondo.

Siamo sempre di più.  Dio ci ha scelti e chi siamo noi per rifiutare la sua Chiamata.

Sappiamo che ci ha voluto qui, sappiamo che ci parla e ci dice di continuare a cercare. Sappiamo che siamo nel giusto e che stiamo costruendo un mondo migliore.

Dio è con noi.