Auguri Bill!

Oggi Bill Watterson compie 60 anni. La prima volta che ho scritto un pezzo su un fumetto è stato nel 2012 per un giornale online che si chiama Il Vaglio. Lo ripubblico qua un po’ rivisto e corretto.

C’è una famosa casa d’asta americana che si chiama Heritage Auction, è specializzata in aste di opere d’arte e modernariato del novecento. Nel mondo del fumetto sono famosi soprattuto per la loro sezione sulle tavole originali. Le tavole originali, o “original comic art” come dicono loro che sono americani, sono i disegni originali di un fumetto, l’opera originale prodotta dal disegnatore. Di solito i disegni, una volta ricopiati per la stampa finale, vengono conservati dall’autore. Spesso succede che i disegnatori le vendano ad appassionati e collezionisti.

La settimana scorsa Heritage Auction ha annunciato che tra pochi giorni metterà all’asta un disegno di Bill Watterson che raffigura Calvin ed Hobbes mentre si riposano sotto un albero, il disegno è a china e colorato ad acquerello. Heritage Auctions stima che il disegno verrà venduto ad un prezzo minimo di 50.000 Dollari (circa 38.000 Euro) . Ho chiesto a mia moglie se vuole partecipare all’asta per farmene dono per il mio compleanno, ma non capisco perché abbia alzato gli occhi al cielo e mormorato qualcosa riguardo al fatto che dovrei smetterla con queste assurdità.

Ma perché un disegno di una tigre con un bambino può oggi valere quanto una buona macchina tedesca di grossa cilindrata?

Per due motivi: perché Bill Watterson è un genio e perché ha sempregestito le sue opere con rispetto ed orgoglio.

Watterson crea la striscia di Calvin & Hobbes nel 1985. Inizia a pubblicarla tramite l’Universal Press Syndicate e dopo solo un anno i giornali che la pubblicano ogni giorno in tutta America sono ben 250. In poco tempo arriva ad essere pubblicata su 2100 quotidiani; ogni giorno e in tutta l’America.  In Italia Calvin & Hobbes viene pubblicata sulle pagine Linus, il mensile di fumetti che ancora oggi potete trovare in edicola.

Le strisce di Calvin & Hobbes raccontano le avventure di un bambino di 6 anni e del su tigrotto di pezza Hobbes. Quando Calvin è da solo con la tigre di pezza questa prende vita nel mondo immaginario del bimbo. Hobbes si trasforma nel miglior amico di Calvin, nella sua spalla, anzi in qualcosa di più: Hobbes diventa l’amico invisibile che tutti noi abbiamo sognato di poter immaginare.

Calvin è una peste, è un bambino intelligentissimo, ma è praticamente indomabile. Il padre un giorno, distrutto dalla lunga giornata passata ad inseguire la piccola belva, commenta con la madre di Calvin: “io te l’avevo detto, era meglio prenderci un bassotto”.

Le strisce sono divertentissime, le pagine domenicali (quelle grandi e a colori) sono uno spettacolo per gli occhi, Watterson è un maestro nel disegno e nella composizione. I suoi personaggi sono vivissimi e si fatica davvero a non volergli bene. Bastano poche pagine e ci si affeziona a Calvin come se fosse un bambino vero, terribile ma divertentissimo.

Watterson per anni riceve offerte per creare merchandising ispirato ad i suoi personaggi. Tutti si aspettano da Bill lo stesso approccio che un altro grande come Charles Schultz aveva avuto per le sue creature, i Peanuts. Così come Schultz aveva autorizzato lo sfruttamento di Snoopy, di Linus e di tutta la cricca, ci si aspettava che Watterson facesse lo stesso per Calvin & Hobbes.

Se ci sono le tazze da latte di Snoopy, i cereali di Charlie Brown e le mutande di Linus allora ci dovranno essere anche le t-shirt con Hobbes che salta addosso a Calvin (una gag classica della strip). Ma Watterson non ci sta. Lui non lo fa per soldi (o almeno non solo), lui è un artista ed un poeta. Anzi come qualcuno ebbe a dire “Calvin & Hobbes è una finestra sulla psiche di un bambino come mai nessun trattato di pedagogia potrà mai sperare di essere”. Watterson non cede. I suoi personaggi non sono in vendita, la sua arte non si mercifica.

calvin-and-hobbes-dancing-calvin-and-hobbes-1395521-1623-1200.jpg

Solo per due anni tra il 1988 e il 1990 decide di approvare e far stampare un calendario ufficiale di Calvin & Hobbes. Due anni soli.

La striscia è stata pubblicata per 10 anni, ma solo due volte Watterson ha ceduto i diritti e solo per dei calendari.

Ed è proprio una copertina di uno di quei calendari che tra poco verrà messa all’asta. Oltre a questo disegno, negli ultimi anni sono state messe in vendita poco meno di 10 disegni orginali di Watterson, per lo più dediche e schizzi fatti ad amici. Tutti gli altri disegni sono ancora in mano all’autore.

Bill Watterson ha smesso di disegnare Calvin & Hobbes nel 1995. Ha prodotto 3.160 strisce di Calvin & Hobbes tra il 1985 e il 1995. Si dice che da allora si sia ritirato a vita privata e passi il tempo a disegnare paesaggi ad acquerello e quadri di dinosauri.

View this post on Instagram

Bill Watterson #comics

A post shared by Antonio Furno (@ant0lo) on

Roba bella da leggere, ascoltare e guardare (#8)

Lista aperiodica di roba bella che ho letto, podcast e video interessanti.

Se avete link a riviste, blog o podcast interessanti, lasciatemi un messaggio perché sono sempre alla ricerca di roba bella.

Berluscuteness

Pasqua è passata, ma Berlusconi è ancora con noi. Un bel pezzo di Prismo che affronta il tema della rivalutazioni di Berlusconi e della sua trasformazione in icona Pop.

Ma c’è un altro aspetto da considerare, ed è qui che entra in azione la Berluscuteness. Agendo in un contesto in cui esiste solo il presente, Berlusconi di colpo non è più l’uomo che negli anni si è reso protagonista di frasi come “In tre anni sconfiggeremo il cancro” o “Eluana Englaro può ancora avere dei figli”; non è più il politico che entra a Strasburgo o nei vertici internazionali e dà del kapò a Martin Schulz; non è più l’uomo delle leggi ad personam sotto i cui governi è esploso il debito pubblico; il Primo Ministro durante il G8 di Genova e che nel 2009 prometteva di ricostruire l’Aquila in pochi mesi. Disinnescando la critica, depotenziando lo ‘sguardo morale’ e annullando di fatto il giudizio di valore, Berlusconi è semplicemente un vecchietto che allatta un agnellino nella sua ultima evoluzione in difensore dei diritti degli animali. Un vecchietto che fa cose normali, ma che è comunque Silvio Berlusconi, ed è comunque estremamente riconoscibile, estremamente identificabile e fornisce quindi una variazione sul tema del romanzo della sua vita.

[il pezzo completo si legge su Prismo] Continua a leggere

Andrea Pazienza, Beniamino Placido e quel film con Sergio Staino

(Qua sotto c’è una cosa che scrissi nel 2012 per il blog dell’associazione BN.Comix, mi è tornata in mente oggi perché a Napoli c’è una bella mostra sul 1977 e il fumetto italiano).

Ieri ho scoperto che Internet è rotta. Ho effettuato questa ricerca su Google:

“Andrea Pazienza” “Beniamino Placido”

ma Internet non è stata in grado di trovarmi l’introduzione che Beniamino Placido scrisse per il volume della Comic Art dedicato ad Andrea Pazienza. Sono riuscito a trovare solo commenti di lettori di blog che ricordavano con piacere un articolo che Placido scrisse su La Repubblica presentando le opere di Pazienza.

Ma io stavo cercando quell’introduzione che lessi più di 15 anni fa e che mi fece capire finalmente che la mia passione per i fumetti non era qualcosa di cui mi dovevo vergognare.

BEST_COMICS_PAZIENZA_001

il volume in questione

Allora ho deciso di aggiustare internet e google. Perciò ecco a voi Beniamino Placido su Andrea Pazienza. Continua a leggere

Roba bella da leggere, ascoltare e guardare (#7)

Lista aperiodica di roba bella che ho letto, podcast e video interessanti.

Se avete link a riviste, blog o podcast interessanti, lasciatemi un messaggio perché sono sempre alla ricerca di roba bella.

A ottant’anni dalla morte di H.P. Lovecraft. Lovecraft, l’Italia, la Valsusa, il Polesine

Giap è il blog del collettivo letterario Wu Ming. Ci trovate sempre molta roba interessante, come questo pezzo su Lovercraft e l’Italia.

Negli ultimi anni si sono svolti principalmente due dibattiti su Lovecraft: uno sulla sua attualità, l’altro sul suo razzismo. Che è inequivocabile e innegabile. Se ne trovano abbondanti tracce nei racconti — The Call of Cthulhu è pieno di considerazioni ostili su «sanguemisti» e umani «di specie bassa» — e il suo epistolario ci consegna molte invettive contro «gli italiani del Sud brachicefali & gli ebrei russi e polacchi mezzi mongoloidi coi musi da ratti & tutta quella feccia maledetta» e altre descrizioni del genere.

L’unico modo di andare oltre il razzismo di Lovecraft è riconoscerlo e portarlo in piena luce. Altrimenti il rimosso continuerà a tornare, e ogni volta saremo costretti a discuterne, quando invece c’è molto altro.

[il pezzo completo si trova su Giap]

1489665275870-Schermata-2017-03-16-alle-124458

Un’analisi filosofica delle foto di Diego Fusaro su Facebook

Fino a qualche mese fa vivevo in una bolla in cui nessuno aveva mai sentito parlare di Diego Fusaro, poi la bolla si è rotta e io sono stato inondato di articoli e video di questo “giovane pensatore” (si stava meglio nella bolla). Un paio di amici l’hanno conosciuto e mi dicono che in fondo sia un bravo ragazzo. Vice gli ha dedicato uno spassosissimo pezzo per prendere in giro la passione più grande di Diego Fusaro.

Le foto davanti alla legna sono una vera e propria ossessione per Fusaro: ne ha decine così, vestito con la tuba e il pastrano come Rodion Romanovich Raskolnikov, ma anche molte altre in cui posa pensieroso in camicia e pullover, o con il cappuccio e il foulard. Quindi mi sono chiesto che tipo di simbologia si nasconda dietro queste foto.

[foto di Fusaro e articolo di Niccolo Carradori si possono gustare a questo link] Continua a leggere

Roba bella da leggere, ascoltare e guardare (#6)

Lista settimanale di roba bella che ho letto, podcast e video interessanti.

(Questa volta è venuta fuori una lista molto “politica”)

Cambia Gioco

A me Luca Sofri piace e sta simpatico. Mi piaceva quando faceva Condor in radio e quando era solo uno dei più popolari blogger italiani. Sofri di solito scrive sempre cose ragionevoli e condivisibili. Questo pezzo mi è sembrato particolarmente ben riuscito.

Ripensare, è una cosa che non sta facendo nessuno. È umanamente comprensibile, è una specie di rimozione: dovunque ti giri vedi sconfitte e tendenze demotivanti, e cercare soluzioni ha come più probabile e immediata conseguenza trovare fallimenti. Non venirne a capo. Non sapere da dove cominciare. Lottare ogni giorno con accuse e insulti di ogni genere. Ma se la reazione è pensare che le cose a un certo punto vadano a posto da sole, non ci vedo messi benissimo.
A un certo punto, in certe partite di calcio, si vede che su un fascia non si riesce a portare avanti la palla: girano i passaggi, ma si resta sempre lì, poi uno scatta, si prova un lancio, ma viene intercettato, o quello finisce in fuorigioco. Il pubblico fischia. Non c’è verso.
Allora uno si allarga sulla fascia opposta e qualcuno dagli spalti urla a quello con la palla: “cambia gioco!”.

 

Continua a leggere

Roba bella da leggere, ascoltare e guardare (#4)

Lista settimanale di roba bella che ho letto, podcast e video interessanti.

Don’t motivate your enemies

Dave Winer racconta di quando vide Obama nel 2011 prendere in giro Trump e pensò “Non motivare il tuo nemico”. Quando hai “sconfitto” qualcuno è sempre sbagliato infierire, non bisogna dare al tuo nemico le giuste motivazioni per rimettersi in piedi e tornare all’attacco più incazzato di prima. Bella osservazione applicabile anche alla politica italiana.

But I had a bad feeling. I had learned from years of conflict in business and tech, that you don’t want that last bit of victory, it always comes back to bite you. When you win, you want to be gracious, extend an olive branch, be big, even if inside you feel like taking the revenge that is yours.

Ulisse 31, episodio 1 (La prima puntata non si scord… eh?!?)

Alessandro Apreda racconta la prima puntata di uno dei miei cartoni animati preferiti.

Ma quanto ti piaceva Ulisse 31. Questa coproduzione nippo-gianfransuà con il charadesign del grande Shingo Araki, realizzata nell’81 e andata in onda da noi su Rai 1 l’anno dopo (in Giappone sarebbe arrivata solo molto più tardi, nell’88). Era, come lasciava intendere il titolo – in Francia Ulysse 31, con la Y, e in altri mercati Ulysses 31. Il titolo giapponese era 宇宙伝説ユリシーズ31, Uchū Densetsu Yurishīzu 31, cioè la leggenda dello spazio Ulisse 31 – una libera trasposizione fantascienza dell’Odissea, ambientata nel trentunesimo secolo. Un mix devastante per piccoli appassionati di mitologia già con il pallino per il fantascienzo come il qui presente, con episodi dai titoli super-evocativi come Chronos, Atlante, La rivolta di Lemnos, I lestrigoni e Cesarino il Gommista.

Ulisse-31-episodio-1.jpg

Continua a leggere

Combo Man, il supereroe Marvel al sapore di pretzel e formaggio

Qualche giorno fa su Reddit mi è passata davanti la copertina di un fumetto Marvel di cui non avevo mai sentito parlare. La cosa mi è sembrata strana anche perché quel fumetto era stato pubblicato negli anni ’90 e io a quell’epoca leggevo ogni possibile schifezza pubblicata dalla casa delle idee. Ho fatto un po’ di ricerche e così ho scoperto la meravigliosa storia di Combo Man!

comboman01

Tutto nasce nel 1995 all’interno di una campagna pubblicitaria degli snack Combos, dei tubetti di pasta di Pretzel al cui centro c’è un cuore di saporito formaggio Cheddar.  Continua a leggere

Roba bella da leggere, ascoltare e guardare (#3)

Lista settimanale di roba bella che ho letto, podcast e video interessanti.

LA LEADERSHIP FRANCESE NELL’ANIMAZIONE EUROPEA

A casa siamo tutti dei grandi fan dei cartoni animati di origine francese.

Trent’anni dopo, a valle di successi mondiali come Arturo e i Minimei (trilogia di film diretti da Luc Besson), Oggy e i maledetti scarafaggi (diffusa in oltre 150 paesi e prodotta da Xilam) o Vita da giungla alla riscossa (prodotta da TAT, la cui prima stagione è stata distribuita in 180 Paesi e ha vinto un International Emmy nel 2014), la Francia ha riconquistato un peso e una forza, nel panorama dell’industria dell’animazione, tale da averla consolidata come il terzo attore mondiale e di gran lunga il leader continentale. Per produzione, consumi e, come è naturale che sia, per qualità dell’ambiente creativo. Un mondo fatto di scuole, una filiera ben integrata con i settori limitrofi del fumetto o dei videogiochi, e un’infrastruttura di leggi e politiche fiscali che ha funzionato – e continua a funzionare – come in pochi altri campi, nell’industria culturale europea.

link_maurice-1024x683

Gianfranco Goria: undici libri per conoscere Tintin

Un po’ di tempo fa raccontavo che ho iniziato a leggere fumetti francesi solo in vecchiaia. Adesso ad esempio sto leggendo per la prima volta tutta la saga di Tintin grazie alla collana che sta uscendo in edicola con la Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera. Questo pezzo di Gianfranco Goria uscito sullo Spazio Bianco è un’ottima guida per iniziare ad approcciarsi all’opera di Hergé.

Tintin è la più nota delle serie a fumetti create dal belga . Sul perché Tintin sia fondamentale nella storia del fumetto e sul perché l’opera di Hergé sia considerata un caposaldo della letteratura belga (e mondiale), sono stati versati davvero fiumi di inchiostro e di pixel.
Qui invece, ti mostro semplicemente qualcosa che vale la pena di leggere oggi, tra gli albi e i volumi su questo Classico, nonostante la serie sia chiusa da decenni ormai. Io stesso l’ho conosciuta solo negli anni Sessanta del secolo scorso, partendo dallo Scettro di Ottokar trovato per caso in un supermercato. Ero decisamente giovane, ma quella lettura (così diversa dagli altri miei amati fumetti, i Paperi di Carl Barks, le follie di Jacovitti, quel che c’era sul Corriere dei Piccoli) mi colpì tanto da farmi diventare un tintinologo, oltre che un tintinofilo, in un Paese (Italia) in cui questa serie non ha mai sfondato, per una serie di motivi storici su cui qui sorvolo.

e11_tintin_evidenza

Minuti di Fisica

Minute Physics è una canale YouTube bellissimo che diffonde video dedicati alla spiegazione di fenomeni fisici. Ogni video dura circa un minuto. In un solo minuto vi spiegano concetti quali: i neutrini, la gravità, il principio di indeterminazione. Da poco è disponibile anche il canale ufficiale in italiano: Minuti di Fisica. Guardate che bello ad esempio il video che vi spiega perché il cielo di notte è scuro.

Roba bella da leggere, ascoltare e guardare (#2)

Lista settimanale di roba bella che ho letto, podcast e video interessanti.

Vent’anni di MAME (1997-2017)

Sono passati già vent’anni dall’uscita del MAME, il più famoso emulatore di videogiochi della storia. Su Outcast, Andrea Babich celebra l’evento con una serie di articoli belli e commoventi. Qui c’è il secondo episodio.

Ma intanto, a guardare indietro, la cultura stessa del retrogaming come oggi lo conosciamo sarebbe molto, molto meno figosa se non ci fosse stato quel molosso di reference che è il MAME. Stuoli di sviluppatori indipendenti e pixel artist starebbero tutti a guardare il soffitto. Il NES avrebbe un’egemonia irrealistica – più di quanta non ne abbia comunque – e la generazione di mocciosi incollati agli schermi dei coin-op non avrebbe spazio di rappresentazione nel presente. Il MAME è il monolito che ci ricorda soprattutto quanto i videogiochi sapessero essere differenti tra loro, per temi e gameplay, in quell’epoca magica che precede l’omologazione consolistica operata da SEGA, Nintendo e poi Sony.

mamelogotm

 

Hm! – BANDE A PART(E) [capitolo 7]

Questa settimana è stato pubblicato su Fumettologica il settimo episodio delle “storie di fumetti e rivoluzioni marginali” di Boris Battaglia. Anche se non vi piacciono i fumetti, io vi consiglio di darci uno sguardo, non rimarrete delusi. Continua a leggere

Daughters, un altro gioiello di Bianca Bagnarelli

Shortbox è un servizio creato e gestito da Comics & Cola di Zainab Akhtar. Ogni 3/6 mesi Zainab Akhtar mette in vendita sul suo sito uno Shortbox, una scatola piena di fumetti e altre sorprese. Gli albi contenuti nella scatola sono opera di alcuni tra i fumettisti più interessanti della scena indie internazionale.

L’ultimo box è arrivato a casa questa settimana e tra i fumetti c’era  Daughters di Bianca Bagnarelli.

Di Bagnarelli  qualche anno fa avevo già recensito su Lo Spazio Bianco il suo primo albo da “solista”. In quel pezzo dicevo che:

è uno dei talenti più promettenti che il fumetto italiano abbia prodotto negli ultimi anni. Nel 2010 insieme a Lorenzo Ghetti, Mauro Nanfitò, Ugo Schiesaro e Andrea Settimo fonda la Delebile Edizioni, una piccola casa editrice che pubblica racconti brevi di autori italiani e internazionali. Le opere della Delebile si fanno subito notare per la loro originalità e per il respiro internazionale delle sue raccolte, insomma aria fresca che da tempo non si respirava in Italia.

Bianca Bagnarelli negli anni ha pubblicato per le principali riviste internazionali di fumetti: Kuš!, Ampel Magazine e infine, quest’anno [era il 2014], sul numero 8 di Nobrow con una storia dal titolo Say hi for me.

Io adoro i fumetti di Bianca Bagnarelli e finalmente, dopo qualche anno di silenzio, questa talentuosa autrice pubblicherà ben tre fumetti nel giro di pochi mesi: Daughters per Shortbox, Lupi e David per Delebile.

Daughters è un albo spillato di 28 pagine a colori. La storia è in puro stile Bagnarelli, un piccolo racconto fatto di dettagli minimi e di personaggi ricchi di umanità.

img_20170209_075727

personaggi umani

Questa volta, rispetto ai lavori precedenti, il colore sembra essere uno dei personaggi della storia. Anzi, diciamo meglio, non è il colore, è la luce del sole ad avere un ruolo importante nella storia.

La luce del sole che traspare dalle persiane, che attraversa le foglie di un albero e che arriva sui volti dei personaggi. La luce che cambia colore a seconda delle ore del giorno. La luce che chiude la storia.

img_20170209_075809

la luce del sole

Nonostante sia una racconto breve, la storia è raccontata con un livello di dettaglio e complessità che mi ha spinto ad una seconda lettura dopo aver finito l’albo. Un secondo giro per poter capire meglio.

E anche questa volta…

Una cosa che mi capita spesso con le storie brevi di  è terminare la lettura, chiudere l’albo, e restare con un profondo senso di commozione.

Merito anche di quel finale così etereo…

Un buon finale è merce rara, solo i grandi autori riescono a mantenere le premesse e le promesse di un racconto, e sono davvero in pochi quelli che riescono a rendere unico una storia breve grazie ad un finale poetico e commovente.

img_20170209_075708

tutto molto bello

Adesso non mi resta che aspettare l’arrivo di Lupi e poi di David, ma sarà un’attesa più breve del solito.

p.s. questo post è pubblicato durante i miei 30 giorni di #NoSocial30. Il post è stato pubblicato in automatico anche sui miei canali social, ma se vuoi lasciarmi un commento devi farlo qua sul mio blog.