Leggendo gli Eterni a 40 anni – Prima Parte

Ho già spiegato come sono arrivato a leggere gli Eterni a 40 anni. Commentando quel pezzo, il mio amico Nicola Sguera mi ha scritto un messaggio sulla “magia” della Marvel:

Essendoci arrivato da lettore “scafato” per te è difficile sicuramente coglierla. Ci volevano occhi bambini o adolescenti. Kirby e Lee hanno la potenza del “mito”. Senza di loro nulla sarebbe accaduto.

Forse Nicola ha ragione e la lettura in vecchiaia di queste storie non potrà mai dare le stesse sensazioni che lui e altri come lui hanno provato leggendo per la prima volta le storie di Kirby. Nonostante questo, e nonostante la mia diffidenza, devo dire che i primi numeri della saga mi hanno colpito e stupito.

Numero #1

Già l’inizio è stato una piacevole sorpresa.

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Sandman e buon cibo

Con un po’ di ritardo ecco il post in cui raccolgo un po’ di materiale che ho usato per preparare l’ultimo serata organizzata dall’associazione BN.Comix – Per i fumetti nel Sannio.

Copio e incollo dal comunicato che abbiamo fatto circolare prima dell’evento:

Il personaggio di Gaiman è una delle vette raggiunte dal fumetto occidentale del secolo scorso. Sandman è un’opera che mescola cultura popolare e alta letteratura, e per questo è il perfetto punto di ingresso per chi non ha mai letto fumetti.
Le storie che verranno raccontate domenica 18 al Wapo Bar uniscono magia e storia, mettendo insieme Shakespeare, la mitologia greca, l’Inghilterra del ’400 e la Baghdad delle Mille e una notte. Antonio Furno, socio fondatore di BN.ComiX, guiderà il racconto usando i meravigliosi disegni tratti da Sandman e opera di maestri del fumetto del calibro di Charles Vess, Michael Zulli, P. Craig Russell.

Questa volta siamo riusciti a coinvolgere anche un vecchio amico, Antonio – GourMan – Medici.

Antonio Medici, in arte Gour Man, anche lui appassionato di Sandman, insieme allo staff del Wapo Bar, ha preparato il giusto accompagnamento culinario che renderà ancora più memorabile la serata. Medici spiega così il tema della serata: «Gustosi bocconcini tracceranno un percorso di sapori e sensazioni studiate per assecondare docilmente l’immersione nella dimensione fascinosa e colorata del sogno e delle storie di Sandman. Come nei sogni regnerà nel piatto confusione e semplicità».

Il manifesto della serata è opera di Marco Giammetti da un disegno di Ferdinando Silvestri. Continua a leggere

Leggendo gli Eterni a 40 anni – Prologo

Jack Kirby è il re dei fumetti. O almeno così mi hanno sempre raccontato. Tutti, ma proprio tutti, mi hanno sempre detto che Jack – The King – Kirby è stato il più grande fumettista della storia.

Io da ragazzo ci ho provato a leggere le storie di The King, ma non mi piacevano. Le classificavo tra le storie “vecchie”, quelle di solito scritte da Stan Lee, quelle storie con tantissimo testo, dialoghi pomposi e pallosissime didascalie. Quei fumetti in cui ogni due pagine ci doveva essere un personaggio che faceva il riassunto di tutto quello che era successo.

Uomo Ragno: Avvoltoio, smettila di derubare quella banca. Stai commettendo un crimine.

Avvoltoio: Maledetto arrampicamuri!!! Ho commesso questo crimine per poter vendicarmi di quello che mi hai fatto due giorni fa.

Uomo Ragno: Intendi dire quando io e l’Uomo Torcia abbiamo scoperto che tu e Goblin stavate tramando per uccidere Capitan America, ma per fortuna siamo arrivati in tempo e vi abbiamo sconfitto usando l’arma segreta che ci ha dato Iron Man?

Avvoltoio: Sì.

Per me Jack Kirby rientrava in questo filone. Era un autore di storie classiche che io leggevo col solo scopo di completare la mia collezione, ma non perché mi piacessero.

Kirby aveva anche il grosso difetto di non disegnare “bene”.

(Calmi tutti, ho messo -bene- tra virgolette, adesso mi spiego meglio)

Degli autori “classici” del fumetto americano a me piacevano Gil Kane, John Romita, John Buscema, quelli delle belle anatomie, del tratto pulito.

Kirby mi sembrava troppo grezzo e impreciso. Avevo letto che aveva creato gran parte dei miei personaggi preferiti e gliene ero grato, ma quelle mani bitorzolute e quelle anatomie  sbagliate non facevano proprio per me.

[edit – 1/12/2017 – il mio amico Ferdinando Silvestri mi ha fatto notare che le antomie di Kiirby sono “Ipertrofiche sì, ma non direi sbagliate. C’è una deformazione delle proporzioni che vira quasi sul grottesco, però non ci sono “licenze” o “invenzioni” alla Rob Liefeld.” Ad esempio, commentando l’immagine di copertina di questo post: “Spalla montata bene e gomito di cui si intuisce la posizione. Lo giudico forse un po’ corto (e di conseguenza valuto che la ragazza non è molto alta), ma qui ritorna la questione delle proporzioni: Kirby non disegnava supereroi canonici (cioè con la testa che entra otto o nove volte nell’altezza del corpo)”]

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bianca bagnarelli

2016 Comics Suggestions and Services

Dopo l’esperimento dell’anno scorso, ho deciso di fare la lista dei fumetti che ho letto nel 2016 e che più mi sono piaciuti. Copio e incollo dal post dell’anno scorso:

(Mi ero sempre riproposto di non pubblicare recensioni su questo blog, un po’ perché ormai tutti fanno recensioni, un po’ perché questo doveva essere un posto dove scrivere e non dove recensire – sono due forme ben diverse di culto del proprio ego. Però mi sono anche un po’ stancato di lasciare queste cose su Facebook, poi restano chiuse là e non le trovo più.)

L’urlo del popolo di Jacques Tardi e Jean Vautrin: scrivevo in un altro post che ho scoperto gli autori francesi in tarda età. Questo l’ho comprato perché ne avevo letto su Fumettologica. Sono due volumi ed è un adattamento di un romanzo di Vautrin. La storia è ambientata ai tempi della Comune di Parigi. Davvero bello.

Habitat di Roy Simon: ho scoperto Simon leggendo le nuove storie di Prophet (qui c’è una recensione che scrissi su Lo Spazio Bianco). Habitat è una storia di fantascienza che è stata serializzata su Island Magazine della Image. Roba a metà strada tra Enki Bilal, Jodorowsky e Moebius. Continua a leggere

Seghe mentali su Westworld

Quando ero bambino ai miei genitori piaceva organizzare cene con gli amici. Ogni occasione era buona: onomastici, compleanni, anniversari, inaugurazioni.

Ricordo una sera, avrò avuto 9 anni, a casa c’era una tavolata di almeno dodici persone. Mamma aveva fatto modificare da un falegname un tavolo antico ereditato dal nonno. Si apriva  a metà, si inserivano due prolunghe e si trasformava in un tavolone lungo almeno qauttro metri. Io e Gottardo eravamo seduti proprio all’altezza di una di quelle prolunghe. Lui era un collega di mio padre, era un ingegnere alto e col vocione. Gottardo è sempre stato una persona che amava studiare e amava parlare delle cose che imparava.

Per dire del personaggio, nella mia casella di posto conservo ancora le mail che mi mandò qualche anno fa quando decise di dimostrare il Teorema di Fermat in “maniera semplice”, perché “Fermat non era mica un coglione e se aveva scritto che c’era una soluzione elegante allora questa doveva esserci”.

Quella sera a tavola si stava parlando di tempo e di storia. Gottardo entrò a gamba tesa nella discussione e spiegò:

“Il vostro problema è che siete figli di una cultura cattolica. Per voi il tempo è lineare.”

E mentre lo diceva allargò le sue lunghissime braccia, come se volesse disegnare un segmento che univa il suo indice destro col sinistro dall’altra parte.

“Se invece nascevate ebrei il vostro tempo sarebbe stato circolare”.

E con l’indice destro puntato verso il basso disegnò un cerchio nell’aria.

“Tempo lineare” ripeté allargando le braccio “e tempo circolare” altro cerchio disegnato nell’aria. Fatto ciò si girò verso di me che stavo alla sua destra e mi sorrise complice. Il tavolo scoppiò a ridere e si misero tutti a disegnare cerchi e segmenti in aria. Continua a leggere

8 cose che ho iniziato ad apprezzare in vecchiaia

Quest’anno sono ufficialmente diventato uno #splendidoquarantenne e, come capita sempre quando si raggiunge una certa età, ci si guarda intorno per capire cosa è diverso e come si è cambiati col passare del tempo.

A me è successo di accorgermi di aver iniziato ad apprezzare cose che, specialmente nei primi vent’anni della mia vita, detestavo a morte. Robe che prima non sopportavo, ma che oggi apprezzo tanto.

Ecco la lista delle 8 cose che ho iniziato ad apprezzare con l’età:

1. I dischi dei Pink Floyd dopo l’uscita di Roger Waters. Come ho già raccontato, ho scoperto i Pink Floyd a 13 anni quando mio padre portò a casa la doppia cassetta di “A Momentary Lapse of Reason”. Era il primo disco che i Pink Floyd facevano dopo l’uscita di Roger Waters. Quel disco mi piacque molto e da lì partii a scoprire i vecchi album. Appena lessi la storia di The Wall e del papà di Roger Waters, quello divenne il mio-album-preferito-di-tutti-i-tempi. Waters perciò entrò di diritto nel mio pantheon personale insieme a Che Guevara, Haran Banjo e Nausicaa la principessa della Valle del vento. Se Waters era il buono, allora David Gilmour doveva essere il cattivo usurpatore e perciò “i Pink Floyd dopo l’uscita di Roger Waters sono diventati commerciali”. Per fortuna col tempo ho smussato le mie opinioni e oggi ho riportato i dischi di Gilmor nella mia discografia.

2. Bruce Springsteen. Mi sono sempre piaciute le canzoni del Boss, ma non riuscivo a sopportare il personaggio. Bruce Springsteen arrivò nella mia vita in forma di bel culo in blue jeans sulla copertina del suo Born in U.S.A. A quell’epoca l’americanismo per me era il nemico giurato. Solo verso i trent’anni ho incominciato a scoprire la complessità e il fascino delle canzoni di Springsteen. Oggi “Born to run” è tra i dischi che ascolto più spesso.

3. I film di mazzate orientali. Ho sempre adorato i film d’azione, ho avuto la fortuna di crescere negli anni d’oro di questo genere. Stallone e Schwarzenegger per me sono come il bue e l’asinello che hanno assistito alla nascita della mia passione per il cinema. Ma nonostante questo ho sempre percepito con fastidio i film di arti marziali. Non so bene il perché, forse c’era il fatto che i film con Bruce Lee che giravano a nastro su Tele Capri fossero tutti sgranati e fuori sincrono, forse c’erano tutte quelle faccette che facevano quegli attori, forse c’era il fatto che erano film che piacevano tanto a quei ragazzini che poi mi torturavano a scuola. Vallo a sapere. Per fortuna oggi The Raid e i film di John Woo sono tra le cose che più mi danno gioia.

4. I fumetti francesi. Moebius è sempre stato uno dei miei autori preferiti, ma era l’eccezione che confermava la regola. Non sopportavo granché la linea chiara di molti autori francesi, il mio gusto si era formato sul Pratt, Pazienza e la scuola argentina. Per me i fumetti francesi erano poca sostanza, tanto colore e storie troppo dilatate nel tempo (un volume di 48 pagine all’anno quando andava bene). Poi per fortuna sono rinsavito.

5. Le storie col finale aperto. Mi sono sempre vergognato di dirlo, ma 2001 Odissea nello Spazio non mi piacque la prima volta che lo vidi. Il finale, tutta colpa di quel finale. Poi ho studiato, sono cresciuto, ho continuato a provare e alla fine ho capito. Oggi un bel finale aperto e spiazzante è una delle cose che più mi fa apprezzare una storia.

(5bis. Le storie a puntate. Quando avevo meno di quarant’anni volevo sapere tutto e subito, volevo arrivare al finale il prima possibile e non volevo aspettare. Oggi mi godo il viaggio molto di più.)

6. La radio parlata. Fino a qualche anno fa in macchina ascoltavo solo musica. Perciò negli anni era fondamentale dotarsi del giusto stereo, quello con le cassette e l’autoreverse, poi quello con il CD (ma saltava troppo), quello col CD e gli ammortizzatori, quello con la presa per l’iPod, quello col bluetooth. Poi, come ho già raccontato, ho iniziato a voler sentire le voci delle persone.

7. I dischi dei concerti. Per anni ho evitato di comprare dischi di concerti. Pensavo fossero un bieco espediente delle “cattive case discografiche” che sfruttavano la fan base dei musicisti. Erano sempre le stesse canzoni, ma suonate in maniera diversa. Che senso aveva ascoltare una nuova versione di Generale se già sai che il treno si fermerà solo per pisciare?

8. Le birre bionde. Per anni ho bevuto solo birre rosse o Guinness perché pensavo che fosse troppo dozzinale fermarsi ad una semplice bionda.

La storia dei fondatori dell’Image

 

Questa storia inizia alla fine degli anni ’80 in America. A quei tempi la casa editrice regina del mercato dei supereroi era ancora la Marvel di Stan Lee. Suoi erano i personaggi più venduti: gli X-Men, l’Uomo Ragno, il Punitore, I Fantastici Quattro. Per la Marvel lavoravano anche i migliori disegnatori della nuova generazione, un gruppo di ragazzi poco più che ventenni, cresciuti nel mito dei disegnatori Marvel degli anni ’60 e ’70. Autori giovani che mescolavano lo stile classico del disegno americano con le nuove tendenze che arrivavano dal Giappone e dal mondo dell’animazione.

I loro disegni ebbero un impatto tale sui giovani lettori americani che in pochi anni diventarono delle vere e proprie “rock star del fumetto”. Il loro nome era sbandierato sulle copertine dei comics per attirare l’attenzione del pubblico. Non era più il personaggio che aiutava a vendere, era il disegnatore la vera stella da pubblicizzare.

Per capire la portata di questo fenomeno basti ricordare che nel 1991 ad uno di questi disegnatori venne affidato il primo numero di una nuova collana degli X-Men. Quel numero entrò nel Guinness dei Primati per essere stato il fumetto che ha venduto di più nella storia dei comics americani: 8.100.000 copie in un solo mese.

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Com’è fatto un fumetto da 8.100.000 copie?

Gli editori erano raggianti, avevano trovato le galline dalle uova d’oro, i disegnatori che i ragazzi d’America idolatravano. Soldi a palate. Continua a leggere

teaser poster de L'Ultimo terrestre

Gipi nel 2012 o dell’amore e altre storie

Tra il 2011 e il 2012 si tennero a Roma, presso l’Auditorium Parco della Musica, alcune Lezioni di Fumetto. Ogni lezione era dedicata ad un artista che veniva intervistato. A quel tempo venivano pubblicati quasi tutti gli audio degli incontri che si tenevano nell’auditorium. Ricordo ancora le bellissime lezioni di musica classica o gli audio dei festival di filosofia. Oggi quei podcast non ci sono più sul sito dell’Auditorium.

Qua sotto c’è l’articolo che scrissi per il Vaglio quando ascoltai la lezione tenuta da Gipi.

 …

Questa settimana sono finalmente riuscito a trovare le registrazioni delle Lezioni di Fumetto che si stanno tenendo a Roma presso l’Auditorium della Musica. Le Lezioni sono iniziate l’anno scorso, ogni mese viene invitato un autore e per un oretta gli viene chiesto di raccontare la sua esperienza nell’industria del fumetto. Da qualche settimana le registrazioni delle lezioni possono essere scaricate qui. [Il link non funziona più]

Tra le lezioni che ho ascoltato c’è quelle tenuta da Gianni Pacinotti in arte Gipi. Ed è stata un esperienza toccante, emotivamente fortissima. Anche se non siete degli appassionati di fumetto, fatevi un favore e ascoltate Gipi che si racconta.

Gianni Pacinotti è nato a Pisa nel 1963. Nella sua vita è stato art director di un importante studio pubblicitario; è stato pazzo per 5 mesi; ha tentato il suicidio per amore tagliandosi le vene di un polso; è stato un autore satirico per Cuore; è stato un disegnatore di fumetti; è perfino stato in galera per possesso e coltivazione di Marijuana. Gipi oggi ha smesso di essere un fumettista e ha deciso di essere solo un regista, il suo primo film si intitola L’Ultimo Terrestre ed è stato presentato in concorso all’ultima mostra di Venezia.

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V for Vendetta

La vera storia di V for Vendetta

“V for Vendetta” è un fumetto scritto da Alan Moore e disegnato da David Lloyd. Pubblicato in Inghilterra e poi in America tra il 1982 e il 1985, in Italia arrivò nel 1991 come allegato alla storica rivista Corto Maltese. La storia è ambientata in un futuro post-apocalittico in cui solo l’Inghilterra si è salvata dalla guerra nucleare. Dopo il periodo di caos generato dalla guerra il controllo del paese è stato preso da un regime fascista che ha riportato l’ordine.

Il personaggio principale della storia è V, un uomo mascherato che per vendicarsi delle sofferenze subite a causa del regime, imbastisce un complesso piano che porterà alla distruzione di tutto il sistema di potere messo in piedi dal partito fascista.

Quest’anno l’associazione BN.Comix – per i fumetti nel Sannio ha deciso di partecipare a modo suo alle celebrazioni del “fifth of november” organizzando una serata dedicata al fumetto di V for Vendetta

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Manifesto di Stefano Donatiello su disegno di David Lloyd

Sotto trovate la scaletta che io ed Alessio abbiamo usato per la serata e una serie di link al materiale che abbiamo usato per prepararci.

Qui invece trovate una lista di argomenti che non siamo a riusciti ad inserire nella presentazione, ma di cui sarebbe stato bello discutere.

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Alan Moore portrait

V. Verrà Vestendo Violenta Vendetta

Venerdì 4 novembre, alle 18:00, io e Alessio De Lillo racconteremo la vera storia di V for Vendetta. L’evento è organizzato dall’associazione BN.Comix e si svolgerà nell’aula magna del Liceo Classico “P. Giannone” di Benevento.

Finita la parte istituzionale posso adesso spiegarvi perché ho scritto questo post. V for Vendetta è il fumetto che ho letto più volte nella mia vita. Posseggo diverse edizioni dell’opera, da quella che uscì come allegato a Corto Maltese fino all’Absolute Edition in lingua inglese. Sono un fan sfegatato insomma.

Perciò avrei voluto passare ore e ore a raccontarne ogni singolo dettaglio, ogni vignetta e ogni dialogo. Ma io e Alessio abbiamo a disposizione novanta miseri minuti, perciò abbiamo dovuto tagliare un sacco di roba. Questo post raccoglie 5 di quelle cose tagliate e che se avessimo avuto un po’ più di tempo sarebbero entrati nella nostra presentazione. Continua a leggere