Roba bella da leggere, ascoltare e guardare (#3)

Lista settimanale di roba bella che ho letto, podcast e video interessanti.

LA LEADERSHIP FRANCESE NELL’ANIMAZIONE EUROPEA

A casa siamo tutti dei grandi fan dei cartoni animati di origine francese.

Trent’anni dopo, a valle di successi mondiali come Arturo e i Minimei (trilogia di film diretti da Luc Besson), Oggy e i maledetti scarafaggi (diffusa in oltre 150 paesi e prodotta da Xilam) o Vita da giungla alla riscossa (prodotta da TAT, la cui prima stagione è stata distribuita in 180 Paesi e ha vinto un International Emmy nel 2014), la Francia ha riconquistato un peso e una forza, nel panorama dell’industria dell’animazione, tale da averla consolidata come il terzo attore mondiale e di gran lunga il leader continentale. Per produzione, consumi e, come è naturale che sia, per qualità dell’ambiente creativo. Un mondo fatto di scuole, una filiera ben integrata con i settori limitrofi del fumetto o dei videogiochi, e un’infrastruttura di leggi e politiche fiscali che ha funzionato – e continua a funzionare – come in pochi altri campi, nell’industria culturale europea.

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Gianfranco Goria: undici libri per conoscere Tintin

Un po’ di tempo fa raccontavo che ho iniziato a leggere fumetti francesi solo in vecchiaia. Adesso ad esempio sto leggendo per la prima volta tutta la saga di Tintin grazie alla collana che sta uscendo in edicola con la Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera. Questo pezzo di Gianfranco Goria uscito sullo Spazio Bianco è un’ottima guida per iniziare ad approcciarsi all’opera di Hergé.

Tintin è la più nota delle serie a fumetti create dal belga . Sul perché Tintin sia fondamentale nella storia del fumetto e sul perché l’opera di Hergé sia considerata un caposaldo della letteratura belga (e mondiale), sono stati versati davvero fiumi di inchiostro e di pixel.
Qui invece, ti mostro semplicemente qualcosa che vale la pena di leggere oggi, tra gli albi e i volumi su questo Classico, nonostante la serie sia chiusa da decenni ormai. Io stesso l’ho conosciuta solo negli anni Sessanta del secolo scorso, partendo dallo Scettro di Ottokar trovato per caso in un supermercato. Ero decisamente giovane, ma quella lettura (così diversa dagli altri miei amati fumetti, i Paperi di Carl Barks, le follie di Jacovitti, quel che c’era sul Corriere dei Piccoli) mi colpì tanto da farmi diventare un tintinologo, oltre che un tintinofilo, in un Paese (Italia) in cui questa serie non ha mai sfondato, per una serie di motivi storici su cui qui sorvolo.

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Minuti di Fisica

Minute Physics è una canale YouTube bellissimo che diffonde video dedicati alla spiegazione di fenomeni fisici. Ogni video dura circa un minuto. In un solo minuto vi spiegano concetti quali: i neutrini, la gravità, il principio di indeterminazione. Da poco è disponibile anche il canale ufficiale in italiano: Minuti di Fisica. Guardate che bello ad esempio il video che vi spiega perché il cielo di notte è scuro.

Roba bella da leggere, ascoltare e guardare (#2)

Lista settimanale di roba bella che ho letto, podcast e video interessanti.

Vent’anni di MAME (1997-2017)

Sono passati già vent’anni dall’uscita del MAME, il più famoso emulatore di videogiochi della storia. Su Outcast, Andrea Babich celebra l’evento con una serie di articoli belli e commoventi. Qui c’è il secondo episodio.

Ma intanto, a guardare indietro, la cultura stessa del retrogaming come oggi lo conosciamo sarebbe molto, molto meno figosa se non ci fosse stato quel molosso di reference che è il MAME. Stuoli di sviluppatori indipendenti e pixel artist starebbero tutti a guardare il soffitto. Il NES avrebbe un’egemonia irrealistica – più di quanta non ne abbia comunque – e la generazione di mocciosi incollati agli schermi dei coin-op non avrebbe spazio di rappresentazione nel presente. Il MAME è il monolito che ci ricorda soprattutto quanto i videogiochi sapessero essere differenti tra loro, per temi e gameplay, in quell’epoca magica che precede l’omologazione consolistica operata da SEGA, Nintendo e poi Sony.

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Hm! – BANDE A PART(E) [capitolo 7]

Questa settimana è stato pubblicato su Fumettologica il settimo episodio delle “storie di fumetti e rivoluzioni marginali” di Boris Battaglia. Anche se non vi piacciono i fumetti, io vi consiglio di darci uno sguardo, non rimarrete delusi. Continua a leggere

Daughters, un altro gioiello di Bianca Bagnarelli

Shortbox è un servizio creato e gestito da Comics & Cola di Zainab Akhtar. Ogni 3/6 mesi Zainab Akhtar mette in vendita sul suo sito uno Shortbox, una scatola piena di fumetti e altre sorprese. Gli albi contenuti nella scatola sono opera di alcuni tra i fumettisti più interessanti della scena indie internazionale.

L’ultimo box è arrivato a casa questa settimana e tra i fumetti c’era  Daughters di Bianca Bagnarelli.

Di Bagnarelli  qualche anno fa avevo già recensito su Lo Spazio Bianco il suo primo albo da “solista”. In quel pezzo dicevo che:

è uno dei talenti più promettenti che il fumetto italiano abbia prodotto negli ultimi anni. Nel 2010 insieme a Lorenzo Ghetti, Mauro Nanfitò, Ugo Schiesaro e Andrea Settimo fonda la Delebile Edizioni, una piccola casa editrice che pubblica racconti brevi di autori italiani e internazionali. Le opere della Delebile si fanno subito notare per la loro originalità e per il respiro internazionale delle sue raccolte, insomma aria fresca che da tempo non si respirava in Italia.

Bianca Bagnarelli negli anni ha pubblicato per le principali riviste internazionali di fumetti: Kuš!, Ampel Magazine e infine, quest’anno [era il 2014], sul numero 8 di Nobrow con una storia dal titolo Say hi for me.

Io adoro i fumetti di Bianca Bagnarelli e finalmente, dopo qualche anno di silenzio, questa talentuosa autrice pubblicherà ben tre fumetti nel giro di pochi mesi: Daughters per Shortbox, Lupi e David per Delebile.

Daughters è un albo spillato di 28 pagine a colori. La storia è in puro stile Bagnarelli, un piccolo racconto fatto di dettagli minimi e di personaggi ricchi di umanità.

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personaggi umani

Questa volta, rispetto ai lavori precedenti, il colore sembra essere uno dei personaggi della storia. Anzi, diciamo meglio, non è il colore, è la luce del sole ad avere un ruolo importante nella storia.

La luce del sole che traspare dalle persiane, che attraversa le foglie di un albero e che arriva sui volti dei personaggi. La luce che cambia colore a seconda delle ore del giorno. La luce che chiude la storia.

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la luce del sole

Nonostante sia una racconto breve, la storia è raccontata con un livello di dettaglio e complessità che mi ha spinto ad una seconda lettura dopo aver finito l’albo. Un secondo giro per poter capire meglio.

E anche questa volta…

Una cosa che mi capita spesso con le storie brevi di  è terminare la lettura, chiudere l’albo, e restare con un profondo senso di commozione.

Merito anche di quel finale così etereo…

Un buon finale è merce rara, solo i grandi autori riescono a mantenere le premesse e le promesse di un racconto, e sono davvero in pochi quelli che riescono a rendere unico una storia breve grazie ad un finale poetico e commovente.

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tutto molto bello

Adesso non mi resta che aspettare l’arrivo di Lupi e poi di David, ma sarà un’attesa più breve del solito.

p.s. questo post è pubblicato durante i miei 30 giorni di #NoSocial30. Il post è stato pubblicato in automatico anche sui miei canali social, ma se vuoi lasciarmi un commento devi farlo qua sul mio blog.

Leggendo gli Eterni a 40 anni – Prima Parte

Ho già spiegato come sono arrivato a leggere gli Eterni a 40 anni. Commentando quel pezzo, il mio amico Nicola Sguera mi ha scritto un messaggio sulla “magia” della Marvel:

Essendoci arrivato da lettore “scafato” per te è difficile sicuramente coglierla. Ci volevano occhi bambini o adolescenti. Kirby e Lee hanno la potenza del “mito”. Senza di loro nulla sarebbe accaduto.

Forse Nicola ha ragione e la lettura in vecchiaia di queste storie non potrà mai dare le stesse sensazioni che lui e altri come lui hanno provato leggendo per la prima volta le storie di Kirby. Nonostante questo, e nonostante la mia diffidenza, devo dire che i primi numeri della saga mi hanno colpito e stupito.

Numero #1

Già l’inizio è stato una piacevole sorpresa.

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Sandman e buon cibo

Con un po’ di ritardo ecco il post in cui raccolgo un po’ di materiale che ho usato per preparare l’ultimo serata organizzata dall’associazione BN.Comix – Per i fumetti nel Sannio.

Copio e incollo dal comunicato che abbiamo fatto circolare prima dell’evento:

Il personaggio di Gaiman è una delle vette raggiunte dal fumetto occidentale del secolo scorso. Sandman è un’opera che mescola cultura popolare e alta letteratura, e per questo è il perfetto punto di ingresso per chi non ha mai letto fumetti.
Le storie che verranno raccontate domenica 18 al Wapo Bar uniscono magia e storia, mettendo insieme Shakespeare, la mitologia greca, l’Inghilterra del ’400 e la Baghdad delle Mille e una notte. Antonio Furno, socio fondatore di BN.ComiX, guiderà il racconto usando i meravigliosi disegni tratti da Sandman e opera di maestri del fumetto del calibro di Charles Vess, Michael Zulli, P. Craig Russell.

Questa volta siamo riusciti a coinvolgere anche un vecchio amico, Antonio – GourMan – Medici.

Antonio Medici, in arte Gour Man, anche lui appassionato di Sandman, insieme allo staff del Wapo Bar, ha preparato il giusto accompagnamento culinario che renderà ancora più memorabile la serata. Medici spiega così il tema della serata: «Gustosi bocconcini tracceranno un percorso di sapori e sensazioni studiate per assecondare docilmente l’immersione nella dimensione fascinosa e colorata del sogno e delle storie di Sandman. Come nei sogni regnerà nel piatto confusione e semplicità».

Il manifesto della serata è opera di Marco Giammetti da un disegno di Ferdinando Silvestri. Continua a leggere

Leggendo gli Eterni a 40 anni – Prologo

Jack Kirby è il re dei fumetti. O almeno così mi hanno sempre raccontato. Tutti, ma proprio tutti, mi hanno sempre detto che Jack – The King – Kirby è stato il più grande fumettista della storia.

Io da ragazzo ci ho provato a leggere le storie di The King, ma non mi piacevano. Le classificavo tra le storie “vecchie”, quelle di solito scritte da Stan Lee, quelle storie con tantissimo testo, dialoghi pomposi e pallosissime didascalie. Quei fumetti in cui ogni due pagine ci doveva essere un personaggio che faceva il riassunto di tutto quello che era successo.

Uomo Ragno: Avvoltoio, smettila di derubare quella banca. Stai commettendo un crimine.

Avvoltoio: Maledetto arrampicamuri!!! Ho commesso questo crimine per poter vendicarmi di quello che mi hai fatto due giorni fa.

Uomo Ragno: Intendi dire quando io e l’Uomo Torcia abbiamo scoperto che tu e Goblin stavate tramando per uccidere Capitan America, ma per fortuna siamo arrivati in tempo e vi abbiamo sconfitto usando l’arma segreta che ci ha dato Iron Man?

Avvoltoio: Sì.

Per me Jack Kirby rientrava in questo filone. Era un autore di storie classiche che io leggevo col solo scopo di completare la mia collezione, ma non perché mi piacessero.

Kirby aveva anche il grosso difetto di non disegnare “bene”.

(Calmi tutti, ho messo -bene- tra virgolette, adesso mi spiego meglio)

Degli autori “classici” del fumetto americano a me piacevano Gil Kane, John Romita, John Buscema, quelli delle belle anatomie, del tratto pulito.

Kirby mi sembrava troppo grezzo e impreciso. Avevo letto che aveva creato gran parte dei miei personaggi preferiti e gliene ero grato, ma quelle mani bitorzolute e quelle anatomie  sbagliate non facevano proprio per me.

[edit – 1/12/2017 – il mio amico Ferdinando Silvestri mi ha fatto notare che le antomie di Kiirby sono “Ipertrofiche sì, ma non direi sbagliate. C’è una deformazione delle proporzioni che vira quasi sul grottesco, però non ci sono “licenze” o “invenzioni” alla Rob Liefeld.” Ad esempio, commentando l’immagine di copertina di questo post: “Spalla montata bene e gomito di cui si intuisce la posizione. Lo giudico forse un po’ corto (e di conseguenza valuto che la ragazza non è molto alta), ma qui ritorna la questione delle proporzioni: Kirby non disegnava supereroi canonici (cioè con la testa che entra otto o nove volte nell’altezza del corpo)”]

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2016 Comics Suggestions and Services

Dopo l’esperimento dell’anno scorso, ho deciso di fare la lista dei fumetti che ho letto nel 2016 e che più mi sono piaciuti. Copio e incollo dal post dell’anno scorso:

(Mi ero sempre riproposto di non pubblicare recensioni su questo blog, un po’ perché ormai tutti fanno recensioni, un po’ perché questo doveva essere un posto dove scrivere e non dove recensire – sono due forme ben diverse di culto del proprio ego. Però mi sono anche un po’ stancato di lasciare queste cose su Facebook, poi restano chiuse là e non le trovo più.)

L’urlo del popolo di Jacques Tardi e Jean Vautrin: scrivevo in un altro post che ho scoperto gli autori francesi in tarda età. Questo l’ho comprato perché ne avevo letto su Fumettologica. Sono due volumi ed è un adattamento di un romanzo di Vautrin. La storia è ambientata ai tempi della Comune di Parigi. Davvero bello.

Habitat di Roy Simon: ho scoperto Simon leggendo le nuove storie di Prophet (qui c’è una recensione che scrissi su Lo Spazio Bianco). Habitat è una storia di fantascienza che è stata serializzata su Island Magazine della Image. Roba a metà strada tra Enki Bilal, Jodorowsky e Moebius. Continua a leggere