Seghe mentali su Westworld

Quando ero bambino ai miei genitori piaceva organizzare cene con gli amici. Ogni occasione era buona: onomastici, compleanni, anniversari, inaugurazioni.

Ricordo una sera, avrò avuto 9 anni, a casa c’era una tavolata di almeno dodici persone. Mamma aveva fatto modificare un tavolo antico, cimelio di famiglia, da un falegname che conosceva. Si apriva  a metà, si inserivano due prolunghe e si trasformava in un tavolone lungo almeno 4 metri. Io e Gottardo eravamo seduti proprio all’altezza di una di quelle prolunghe. Lui era un collega di mio padre, era un ingegnere alto e col vocione. Gottardo è sempre stato una persona che amava studiare e parlare delle cose che imparava.

Per dire del personaggio, nella mia casella di posto conservo ancora le mail che mi mandò qualche anno fa quando decise di dimostrare il Teorema di Fermat in “maniera semplice”, perché “Fermat non era mica un coglione, e se aveva scritto che c’era una soluzione elegante allora questa doveva esserci”.

Quella sera a tavola si stava parlando di tempo e di storia. Gottardo entrò a gamba tesa nella discussione e spiegò:

“Il vostro problema è che siete figli di una cultura cattolica. Per voi il tempo è lineare.”

E mentre lo diceva allargò le sue lunghissime braccia, come se volesse disegnare un segmento che univa il suo indice destro col sinistro dall’altra parte.

“Se invece nascevate ebrei il vostro tempo sarebbe stato circolare”.

E con l’indice destro puntato verso il basso disegnò un cerchio nell’aria.

“Tempo lineare” ripeté allargando le braccio “e tempo circolare” altro cerchio disegnato nell’aria. Fatto ciò si girò verso di me che stavo alla sua destra e mi sorrise complice. Il tavolo scoppiò a ridere e si misero tutti a disegnare cerchi e segmenti in aria.

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Quando avevo 20 anni mi misi a collezionare tutti i libri di Umberto Eco. Dopo aver letto i romanzi passai alle raccolte dei saggi e iniziai con “Apocalittici e integrati”. Quel libro probabilmente già allora era obsoleto, ma io non avevo mai letto roba del genere e fu una piccola epifania.

Ad esempio scoprii i meccanismi della narrazione seriale.

Superman, racconta Eco, è destinato a ripetere sempre il suo percorso all’interno di ogni storia. Non c’è nessuna evoluzione del personaggio tra un numero e l’altro (almeno questo succedeva ai tempi in cui Eco scriveva). Ma non solo l’eroe non evolve, anche il mondo che lo circonda resta immutato. Tra un episodio e l’altro il mondo in cui vive Superman subisce un reset, i cattivi ritornano in circolazione, i danni vengono riparati e le persone dimenticano di aver imparato qualsiasi cosa. Ad ogni episodio le persone che vivono negli albi insieme a Clark Kent dimenticano che Lex Luthor è in realtà un malvagio, che Metropolis è stata distrutta già centinaia di altre volte, che gli alieni esistono.

Queste tecniche di narrazione si usano anche in altri medium. Prendete ad esempio una qualsiasi serie televisiva priva di trama orizzontale. Non è un caso che “Una signora in giallo” abbia generato un meme sulla quantità enorme di morti “causali” che avvengono in vicinanza di Jessica Fletcher. Per i personaggi del telefilm quei morti non esistono, ad ogni episodio il mondo viene azzerato.

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Una volta andai a vedere uno spettacolo di Daniele Luttazzi in cui diceva che “la satira è  memoria e un buon archivio”. Dopodiché prendeva alcuni articoli di giornali di un paio d’anni prima e li commentava. La differenza tra quelle notizie vecchie di un paio d’anni e la realtà contemporanea che tutti conoscevamo era sufficiente a generare una condizione di assurdità che poi portava alla risata.

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Aaron Sorkin ha scritto dal 2012 al 2014 una serie televisiva intitolata Newsroom. Racconta di un gruppo di giornalisti che decidono di creare un telegiornale di qualità. Perciò iniziano a non seguire più il ciclo delle notizie imposto dal “sistema dell’informazione” (in mancanza di migliore definizione metto le virgolette). Le notizie oggi tendono ad avere un ciclo di vita molto breve, all’interno di una sola giornata una notizia può nascere e morire. Quello che ieri era in prima pagine, tra tre giorni potrebbe essere raccontato in un trafiletto. Il sistema di diffusione dei mass media oggi è tanto veloce e capillare che spesso le notizie iniziano ad essere “raccontate” quando ancora non ne sono ben chiari i contorni.

Nella Newsroom immaginata da Sorkin questo però non succede, i giornalisti controllano e si assicurano che tutto sia raccontato bene e in maniera corretta. E quando non succede ne pagano le conseguenze.

Il mondo reale è diverso da quello inventato da Sorkin e il sistema diventa ogni anno sempre più veloce e sempre meno responsabile.

La velocità sta portando anche alcuni effetti collaterali.

Il sistema informativo dimentica più facilmente. Gli editoriali di un anno fa sono terribilmente simili a quelli di oggi.

Il sistema ha iniziato a muoversi in maniera autonoma. La quantità di informazioni che viene irradiata ogni giorno viene solo in parte distrutta. Ci sono notizie, specialmente quelle false, che periodicamente tornano ad essere virali. Post che iniziano ad essere condivisi di nuovo dopo anni di “latenza”, per motivi insondabili, noti solo all’intelligenza collettiva.

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La prima volta che ho letto Watchmen ho iniziato dal capitolo finale. La prima edizione del fumetto di Moore e Gibbons  era arrivato in Italia come allegato di Corto Maltese. Degli allegati di Corto Maltese io leggevo solo il Superman di John Byrne. Un giorno però mi ritrovai a non avere più nulla da leggere e perciò diedi un occhio anche a quest’altra storia che c’era nello spillato. Lessi il finale, non capii quasi niente, ma mi prese. Cercai per casa gli altri numeri e appena ne trovavo uno lo leggevo, così come lo trovavo, senza seguire una sequenza.

La storia me la stavo raccontando riempiendo un buco narrativo alla volta, seguendo un percorso basato sulla posizione delle riviste in casa e non sul numero di uscita.

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Bulding Stories è un’opera di Chris Ware formata da 14 albi. Ogni albo ha un formato diverso e racconta un pezzo di storia. Non esiste ordine di lettura dei diversi albi.

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Negli ultimi anni ho iniziato a raccontare su questo blog un po’ di storie del mio passato. Raccontare pezzi della mia vita mi aiuta a capire meglio gli errori passati e chi ero un tempo.

La persona che oggi racconta quelle storie non è la stessa che le ha vissute.

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La settimana scorsa ho pubblicato questo pezzo in cui scrivevo che:

Per anni ho bevuto solo birre rosse o Guinness perché pensavo che fosse troppo dozzinale fermarsi ad una semplice bionda.

Un  amico mi ha mandato un messaggio su WhatsApp dicendomi “Solo le birre rosse. Vergognati!”

Io gli ho risposto che “col passare degli anni sono migliorato”, sono evoluto.

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