Sandman e buon cibo

Con un po’ di ritardo ecco il post in cui raccolgo un po’ di materiale che ho usato per preparare l’ultimo serata organizzata dall’associazione BN.Comix – Per i fumetti nel Sannio.

Copio e incollo dal comunicato che abbiamo fatto circolare prima dell’evento:

Il personaggio di Gaiman è una delle vette raggiunte dal fumetto occidentale del secolo scorso. Sandman è un’opera che mescola cultura popolare e alta letteratura, e per questo è il perfetto punto di ingresso per chi non ha mai letto fumetti.
Le storie che verranno raccontate domenica 18 al Wapo Bar uniscono magia e storia, mettendo insieme Shakespeare, la mitologia greca, l’Inghilterra del ’400 e la Baghdad delle Mille e una notte. Antonio Furno, socio fondatore di BN.ComiX, guiderà il racconto usando i meravigliosi disegni tratti da Sandman e opera di maestri del fumetto del calibro di Charles Vess, Michael Zulli, P. Craig Russell.

Questa volta siamo riusciti a coinvolgere anche un vecchio amico, Antonio – GourMan – Medici.

Antonio Medici, in arte Gour Man, anche lui appassionato di Sandman, insieme allo staff del Wapo Bar, ha preparato il giusto accompagnamento culinario che renderà ancora più memorabile la serata. Medici spiega così il tema della serata: «Gustosi bocconcini tracceranno un percorso di sapori e sensazioni studiate per assecondare docilmente l’immersione nella dimensione fascinosa e colorata del sogno e delle storie di Sandman. Come nei sogni regnerà nel piatto confusione e semplicità».

Il manifesto della serata è opera di Marco Giammetti da un disegno di Ferdinando Silvestri. Continua a leggere

Introduzione a Sandman di Neil Gaiman

Tutto ha inizio nel 1987 quando negli uffici della DC Comics, la casa editrice americana di Batman e Superman, arriva una proposta per una nuova serie di supereroi. La proposta è opera dello scrittore inglese Neil Gaiman che aveva già lavorato per la DC Comics su una minisere intitola Black Orchid.

Gaiman, oltre ad essere un ottimo scrittore, aveva dalla sua anche il fatto di essere inglese. Infatti in quel periodo il mercato dei fumetti americani stava subendo la cosiddetta “british invasion”. Un fenomeno molto simile a quello avvenuto nel rock e nel beat degli anni ’60, quando i Beatles, i Rolling Stones e gli Who erano sbarcati in USA per insegnare agli americani come fare musica moderna e con velleità artistiche. Più o meno allo stesso modo negli ani ’80 Grant Morrison, Jamie Delano, Neil Gaiman e altri avrebbero insegnato agli americani come si potevano scrivere delle storie di supereroi adatte a un pubblico adulto, consapevole ed esigente.

Gaiman propose alla DC Comics l’idea per una nuova serie mensile basata su un vecchio personaggio della casa editrice. Un certo Sandman, un eroe minore creato negli anni Quaranta sul modello di Batman. Sandman era un vigilante mascherato che sconfiggeva i suoi nemici addormentandoli con la sua polvere speciale.

In quel periodo la DC stava rilanciando tutte le sue serie e aveva deciso di azzerare le storie dei precedenti 60 anni per ripartire da capo (oggi lo si chiamarebbe un reboot). Gaiman aveva quindi carta bianca, poteva prendere il personaggio e ricrearlo da zero.  Il suo Sandman non avrebbe avuto più nulla del vecchio personaggio, solo il nome era rimasto immutato, ma niente più vigilante mascherato, niente più crimine da combattere, solo Sandman, il signore della sabbia, il signore del sogno, Morfeo.

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Neil Gaiman con la moglie, la cantante Amanda Palmer

La serie inizia in maniera classica, originale e ben scritta, ma abbastanza nella norma. In questo primo ciclo di storie Gaiman presenta il suo personaggio, un essere magico rappresentato come un uomo alto e longilineo, dai capelli neri corvini, con due occhi come la notte. Sandman è il re del mondo dei sogni, protegge e governa il Sogno, può viaggiare attraverso le menti degli essere umani addormentati e ha una borsa piena di sabbia magica. Gaiman inizialmente imposta la serie come un misto tra un horror e una serie super eroistica classica: Sandman viene catturato e ne scaturiscono problemi per il Sogno, Sandman riesce a scappare, si vendica e punisce i cattivi.

Il successo di queste prime storie è notevole. La serie piace perché è ricca di trovate originali ed è scritta benissimo (lo so, questa cosa che è scritta benissimo l’ho già detta, ma non ci posso fare niente, è una serie scritta divinamente).

Dopo la fine del primo ciclo arriva il cambio di passo, lo scatto in avanti, il Sergent Pepper di Neil Gaiman. In una storia fatta solo di dialoghi e con praticamente nessuna azione (“The sound of her wings” traducibile in “Il rumore delle sue ali”) facciamo la conoscenza della sorella maggiore di Sandman, Death, la Morte.

Death viene rappresentata come una ragazza di non più di 16 anni, bella e sorridente, vestita con dei jeans neri e una t-shirt nera anch’essa. Death è simpatica, ci si scorda quasi che sia la morte.

Questo è il primo tassello della mitologia che Gaiman sta costruendo attorno al suo eroe.

Nei numeri successivi si verrà a sapere che Sandman è un Eterno, della famiglia degli Eterni. Gli Eterni sono sette fratelli, ci sono sempre stati e sempre ci saranno. La sorella maggiore è La Morte, ci sono poi Sogno (il nostro Sandman), i gemelli Disperazione e Desiderio, la piccola Delirio, che un tempo era Delizia, Destino e infine il fratello in esilio, Distruzione.

Nel mondo che crea Gaiman le muse esistono davvero e si possono imprigionare, in questo mondo Caino e Abele sono i personaggi della prima storia mai raccontata e sono i vicini di casa di Lilith, la donna che venne prima di Eva. Sandman è amico di Shakespeare ed è stato lui a commissionargli ‘Sogno di una notte di mezza estate’. Nel suo regno Sandman conserva un’ampolla dentro cui è nascosta la Baghdad delle ‘Mille e una notte’. Sulla Terra, nelle storie di Sandman, gli dei esistono davvero, ma fanno vite normali perché nessuno crede più in loro. Il fumetto di Sandman è un’esplosione di idee, di immagini, di riferimenti letterari, artistici, cinematografici. Ci sono De Sade, l’imperatore Augusto, le fate, i demoni, le Parche, ci sono tutte le Storie.

Perché Sandman è fondamentalmente un’opera sul racconto. Sandman, il re del Sogno, viaggia attraverso l’immaginazione degli uomini per raccontarci e spiegarci perché l’Uomo racconta e ha sempre raccontato storie. Dalle caverne illuminate dai primi fuochi dell’umanità, fino ad arrivare ai film proiettati in 3D su un maxi schermo iMAX l’uomo ha sempre raccontato. Neil Gaiman col suo Sandman ci racconta questo.

In un episodio minore di Sandman (come se potessero esistere davvero episodi minori in questa saga) un nonno sta raccontando la storia della buona notte al nipotino. L’eroe della storia a un certo punto riceve da una strega un paiolo, ma il nonno spiega che nonostante fosse di una strega era un semplice paiolo, una pentola normale senza alcun potere. Dopo qualche pagina, l’eroe salta dentro al paiolo e questo inizia a volare. “Ehi, ma avevi detto che non era magico, com’è possibile?”, dice a quel punto il nipotino al nonno. E il nonno risponde: “Non chiederlo a me, io sto solo raccontando, chiedilo alla storia”.

Sandman è questo, una storia sulle Storie.

La Justice League che tutti vorremmo

(Questo pezzo è stato inizialmente pubblicato su Il Vaglio nel Marzo 2013)

La settimana scorsa la DC Comics ha annunciato che il prossimo Autunno lancerà una nuova collana intitolata Justice League 3000. Questa nuova serie a fumetti sarà scritta da Jean Marc DeMatteis e Keith Giffen e sarà disegnata da Kevin Maguire. Adesso vi spiego perché, quando ho letto questa notizia, il mio cuore ha sobbalzato.

Tutto inizia nei famigerati anni ’80. In America è stato un decennio di rivoluzioni culturali, Reagan era al potere e lo yuppismo era diventato il credo di una generazione intera. Il cinema stava per reinventare il genere action e la musica rock si era persa tra paillettes e capelloni heavy metal. C’era grande confusione sotto il cielo, ma una cosa era chiara a tutti, quelli erano gli anni del disincanto. Nessuno credeva più che un nuovo mondo fosse possibile, solo qualche figlio dei fiori, sopravvissuto agli anni ’70, poteva ancora pensare di sconfiggere il capitalismo e il consumismo. La fantasia era accettata solo se trattata con tanta ironia, l’immaginazione non era più al potere perché non era permesso perdersi in sogni irrealizzabili, contavano solo le cose concrete, il mondo reale, una buona carriera e la supremazia americana.

In tutto questo il fumetto supereroistico faticava ad adattarsi. I ragazzi degli anni ’80 sghignazzavano all’idea che un tizio con mantello e pigiama potesse essere un modello di eroe. Perfino il cupo e serioso Batman non era ancora riuscito a riprendersi dal terribile serial televisivo degli anni ’70. Gli autori americani stavano cercando le storie giuste per riprendere a divertire questa generazione di giovani disillusi, troppo furbi per potersi divertire con gli eroi dei loro padri.

A metà del decennio la Marvel aveva trovato la sua ricetta grazie ad un gruppo di autori quali Frank Miller e Chris Claremont. Questi avevano trasformato gli eroi della casa delle idee in personaggi cupi e seri, le loro storie si erano riempite di drammi interiori e lunghi monologhi poetici. Una svolta che premiò la Marvel, preparandola al boom che avrebbe avuto nel decennio successivo.

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La casa editrice concorrente, la DC Comics, avrebbe faticato a trovare la sua nuova “voce”; per anni avrebbe provato a rilanciare i vari Superman, Batman, Wonder Woman, ma senza mai riuscire a capire come ricostruire il rapporto con i propri lettori. Solo verso la fine degli anni ’80, grazie alla cosiddetta British Invasion sarebbe riuscita a risollevarsi.

Ma questo avvenne solo molto tempo dopo la nostra storia, torniamo perciò agli anni di DeMatteis, Giffen e Maguire. Siamo nel 1986 e la DC Comics decide di assegnare a questo terzetto di autori il rilancio della Justice League of America, il supergruppo della casa editrice (quello che per la Marvel erano gli Avengers). I tre si trovarono, però, a dover gestire un gruppo a ranghi ridotti, infatti, per motivi editoriali la Justice League di quegli anni non poteva avere nessun calibro grosso, niente Superman, Wonder Woman o Aquaman. L’unico supereroe di un certo peso che fu concesso a DeMatteis, Giffen, Maguire fu Batman. A questo si affiancano personaggi secondari quali Buster Gold, Blue Beetle, Dr. Fate, Martian Manhunter.

Giffen però ebbe un’idea che farà la fortuna di questo gruppo di eroi di serie B. Se il pubblico non credeva più nella magia dei supereroi, tanto valeva riderci su. Nasce così il ciclo di storie detto del “bwa-ha-ha”, chiamato così per ricordare l’onomatopea della risata fracassona.

Keith Giffen era l’autore delle trame, Jean Marc De Matteis scriveva i testi e Kevin Maguire disegnava. Era un terzetto perfetto. Giffen era una fucina d’idee, inventava gag su gag. De Matteis è stato per anni uno tra i più importanti sceneggiatori americani, uomo coltissimo, laureato in psichiatria, i suoi testi non erano mai banali. E infine c’era Kevin Maguire, un disegnatore in grado di far letteralmente recitare i personaggi sulla carta, un artista specializzato nel disegnare le espressioni facciali, un tratto leggero ed elegante che diede nuova vita ai personaggi della DC Comics.

La nuova Justice League continuava a combattere i cattivi, ma lo faceva con stile ed umorismo. I membri del gruppo erano tutti mossi da poco nobili ideali. Sono entrate nel mito le gag di Buster Gold e Blue Beetle che s’inventano mille stratagemmi per arrotondare lo stipendio. Guy Gardner è la peggior Lanterna Verde della terra, un uomo maschilista e ultra-reazionario, ma i suoi battibecchi con Batman sono tra le cose più belle prodotte dal fumetto supereroistico.

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Leggendo le storie della Justice League di questo terzetto magico si ride sempre, ma si ha anche il piacere di leggere storie di avventura raccontate con stile e classe uniche al mondo. Giffen aveva avuto ragione, la loro Justice League ebbe un successo incredibile in quegli anni, fu l’ultimo tentativo riuscito di far divertire i giovani d’America raccontando loro storie di Supereroi. Da lì a qualche anno sarebbero arrivati gli autori inglesi, Frank Miller avrebbe reinventato il mito di Batman, tutto sarebbe diventato ancora più serio e triste, non ci sarebbe più stato spazio per il sogno e il divertimento. 

Per chi vuole approfondire:

Justice League International Vol. 1 di Jean Marc DeMatteis, Keith Giffen, Kevin Maguire
Editore: Lion (23 agosto 2012)
Collana: DC essential
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8866910171
ISBN-13: 978-8866910176