Seghe mentali su Westworld

Quando ero bambino ai miei genitori piaceva organizzare cene con gli amici. Ogni occasione era buona: onomastici, compleanni, anniversari, inaugurazioni.

Ricordo una sera, avrò avuto 9 anni, a casa c’era una tavolata di almeno dodici persone. Mamma aveva fatto modificare da un falegname un tavolo antico ereditato dal nonno. Si apriva  a metà, si inserivano due prolunghe e si trasformava in un tavolone lungo almeno qauttro metri. Io e Gottardo eravamo seduti proprio all’altezza di una di quelle prolunghe. Lui era un collega di mio padre, era un ingegnere alto e col vocione. Gottardo è sempre stato una persona che amava studiare e amava parlare delle cose che imparava.

Per dire del personaggio, nella mia casella di posto conservo ancora le mail che mi mandò qualche anno fa quando decise di dimostrare il Teorema di Fermat in “maniera semplice”, perché “Fermat non era mica un coglione e se aveva scritto che c’era una soluzione elegante allora questa doveva esserci”.

Quella sera a tavola si stava parlando di tempo e di storia. Gottardo entrò a gamba tesa nella discussione e spiegò:

“Il vostro problema è che siete figli di una cultura cattolica. Per voi il tempo è lineare.”

E mentre lo diceva allargò le sue lunghissime braccia, come se volesse disegnare un segmento che univa il suo indice destro col sinistro dall’altra parte.

“Se invece nascevate ebrei il vostro tempo sarebbe stato circolare”.

E con l’indice destro puntato verso il basso disegnò un cerchio nell’aria.

“Tempo lineare” ripeté allargando le braccio “e tempo circolare” altro cerchio disegnato nell’aria. Fatto ciò si girò verso di me che stavo alla sua destra e mi sorrise complice. Il tavolo scoppiò a ridere e si misero tutti a disegnare cerchi e segmenti in aria. Continua a leggere

8 cose che ho iniziato ad apprezzare in vecchiaia

Quest’anno sono ufficialmente diventato uno #splendidoquarantenne e, come capita sempre quando si raggiunge una certa età, ci si guarda intorno per capire cosa è diverso e come si è cambiati col passare del tempo.

A me è successo di accorgermi di aver iniziato ad apprezzare cose che, specialmente nei primi vent’anni della mia vita, detestavo a morte. Robe che prima non sopportavo, ma che oggi apprezzo tanto.

Ecco la lista delle 8 cose che ho iniziato ad apprezzare con l’età:

1. I dischi dei Pink Floyd dopo l’uscita di Roger Waters. Come ho già raccontato, ho scoperto i Pink Floyd a 13 anni quando mio padre portò a casa la doppia cassetta di “A Momentary Lapse of Reason”. Era il primo disco che i Pink Floyd facevano dopo l’uscita di Roger Waters. Quel disco mi piacque molto e da lì partii a scoprire i vecchi album. Appena lessi la storia di The Wall e del papà di Roger Waters, quello divenne il mio-album-preferito-di-tutti-i-tempi. Waters perciò entrò di diritto nel mio pantheon personale insieme a Che Guevara, Haran Banjo e Nausicaa la principessa della Valle del vento. Se Waters era il buono, allora David Gilmour doveva essere il cattivo usurpatore e perciò “i Pink Floyd dopo l’uscita di Roger Waters sono diventati commerciali”. Per fortuna col tempo ho smussato le mie opinioni e oggi ho riportato i dischi di Gilmor nella mia discografia.

2. Bruce Springsteen. Mi sono sempre piaciute le canzoni del Boss, ma non riuscivo a sopportare il personaggio. Bruce Springsteen arrivò nella mia vita in forma di bel culo in blue jeans sulla copertina del suo Born in U.S.A. A quell’epoca l’americanismo per me era il nemico giurato. Solo verso i trent’anni ho incominciato a scoprire la complessità e il fascino delle canzoni di Springsteen. Oggi “Born to run” è tra i dischi che ascolto più spesso.

3. I film di mazzate orientali. Ho sempre adorato i film d’azione, ho avuto la fortuna di crescere negli anni d’oro di questo genere. Stallone e Schwarzenegger per me sono come il bue e l’asinello che hanno assistito alla nascita della mia passione per il cinema. Ma nonostante questo ho sempre percepito con fastidio i film di arti marziali. Non so bene il perché, forse c’era il fatto che i film con Bruce Lee che giravano a nastro su Tele Capri fossero tutti sgranati e fuori sincrono, forse c’erano tutte quelle faccette che facevano quegli attori, forse c’era il fatto che erano film che piacevano tanto a quei ragazzini che poi mi torturavano a scuola. Vallo a sapere. Per fortuna oggi The Raid e i film di John Woo sono tra le cose che più mi danno gioia.

4. I fumetti francesi. Moebius è sempre stato uno dei miei autori preferiti, ma era l’eccezione che confermava la regola. Non sopportavo granché la linea chiara di molti autori francesi, il mio gusto si era formato sul Pratt, Pazienza e la scuola argentina. Per me i fumetti francesi erano poca sostanza, tanto colore e storie troppo dilatate nel tempo (un volume di 48 pagine all’anno quando andava bene). Poi per fortuna sono rinsavito.

5. Le storie col finale aperto. Mi sono sempre vergognato di dirlo, ma 2001 Odissea nello Spazio non mi piacque la prima volta che lo vidi. Il finale, tutta colpa di quel finale. Poi ho studiato, sono cresciuto, ho continuato a provare e alla fine ho capito. Oggi un bel finale aperto e spiazzante è una delle cose che più mi fa apprezzare una storia.

(5bis. Le storie a puntate. Quando avevo meno di quarant’anni volevo sapere tutto e subito, volevo arrivare al finale il prima possibile e non volevo aspettare. Oggi mi godo il viaggio molto di più.)

6. La radio parlata. Fino a qualche anno fa in macchina ascoltavo solo musica. Perciò negli anni era fondamentale dotarsi del giusto stereo, quello con le cassette e l’autoreverse, poi quello con il CD (ma saltava troppo), quello col CD e gli ammortizzatori, quello con la presa per l’iPod, quello col bluetooth. Poi, come ho già raccontato, ho iniziato a voler sentire le voci delle persone.

7. I dischi dei concerti. Per anni ho evitato di comprare dischi di concerti. Pensavo fossero un bieco espediente delle “cattive case discografiche” che sfruttavano la fan base dei musicisti. Erano sempre le stesse canzoni, ma suonate in maniera diversa. Che senso aveva ascoltare una nuova versione di Generale se già sai che il treno si fermerà solo per pisciare?

8. Le birre bionde. Per anni ho bevuto solo birre rosse o Guinness perché pensavo che fosse troppo dozzinale fermarsi ad una semplice bionda.

Dan Harmon

[Persone Eccezionali] Dan Harmon

Adesso vi spiego perché dovreste tutti tenere d’occhio Dan Harmon.

La prima volta che  ho incontrato Dan Harmon era il 2008 e la moda della serie televisive non era ancora diventata mainstream. Da qualche parte vidi la locandina di questa nuova serie comedy e c’era Chavy Chase tra i protagonisti. Tanto bastò per farmi decidere di scaricare i primi episodi di Community.

Community cast

Chavy Chase e altri tizi

Bastarono pochi episodi e quella serie divenne una delle mie preferite. La storia si svolgeva all’interno di un campus di un’università pubblica dove studiavano i protagonisti della serie. Non è facile spiegare perché un concept così semplice abbia creato una serie tanto di culto. I personaggi sono tutti sopra le righe, le dinamiche tra di loro sono in un certo modo profonde, e ogni episodio è un racconto divertente e strutturato alla perfezione.

Per farvi capire di cosa parliamo ecco qualche esempio. Continua a leggere

Ron Howard nel primo GTA

Ron Howard è figlio d’arte. I genitori si conobbero e si sposarono durante una tournée. Dovettero aspettare che la compagnia si trovasse in una contea in cui fosse possibile sposarsi entro le 24 ore perché non restavano mai più di un giorno in uno stesso posto.

Rance Howard, papà di Ron, smise ben presto di recitare e si dedicò a curare la carriera di figli.

Ron Howard durante l'Andy Griffith Sho

Ron Howard durante l’Andy Griffith Show

Ron nel 1959, a soli 5 anni, ottenne la sua prima parte importante recitando in un episodio di Twilight Zone (per quelli giovani tra di voi, diciamo che era una specie di Black Mirror). Il successo arrivò un anno dopo quando il piccolo Ron entrò nel Andy Griffith Show. Nel 1973 partecipò ad American Graffiti di George Lucas, film che celebra i meravigliosi anni 50 che allora andavano tanto di moda in America (ogni decade ha il suo revival). Visto il successo di American Graffiti, il canale televisivo ABC decise di rimettere mano ad un vecchio progetto ambientato proprio nei giorni felici dei ’50. Un progetto che aveva proprio in Ron Howard il protagonista principale: Happy Days. Continua a leggere