Quando andai ad Osaka – Primi anni zero

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Sono partito domenica mattina da Roma ed il viaggio questa volta è stato abbastanza tranquillo. Compagni di posto gentili, cibo decente e volo tranquillo.

L’unico “aneddoto” degno di essere segnato nei mie diari di viaggio è stato l’incontro/scontro con una coppia di novelli (ma non giovanissimi) sposi durante il check-in.

Ero dietro questi due in fila e pensavo ai fatti miei, quando ad un certo punto ho notato (nell’ordine): set di valigie nuove, telefonate ripetute ed agitate alla di lei famiglia, bacetti a ripetizione, zaino Costa Crociere ed infine fedi lucenti. “Come sono carini, chissa’ dove vanno?”. Ho pensato a me e mia moglie tre anni prima, due innamorati in partenza, gli sguardi traboccanti di felicità (oddio gli occhi di lui non sprizzavano proprio gioia!), le paroline dolci, gli scherzi (oddio questi, non e’ che ridessero tanto).

Insomma sono in file dietro a questi due e continuo ad osservarli. Lei si sta lamentando di non so quale problema con l’agenzia. Lui la rassicura e fa l’uomo di mondo. Appena arriva al banco del check-in chiede con fare pomposo se gli possono spedire direttemante i bagagli alla destinazione finale, perché non vuole riprenderli a Parigi… vorse non è proprio un uomo di mondo.

Comunque mi avvio al gate, faccio i miei acquisti e infine mi metto in fila per salire sull’aero, quando chi ti rivedo davanti a me… gli sposini “felici”. Lui sempre con il suo zainetto Costa e lei infasciata nei sui jeans D&G… come abbia fatto a farci entrare quel mausoleo che ha al posto del sedere resta ancora un mistero per la scienza. Avranno superato tutti e due la trentina da un bel po’ e lui è anche un po’ ridicolo con il suo berrettino da baseball. Insomma mi stanno diventando anche un po’ antipatici sempre lì tra i piedi.

Adesso tocca a loro salire, lui passa tranquillo, ma lei la fermano. “Scusi ma lei come si chiama? Il nome sul passaporto è diverso da quello che c’è scritto sul biglietto, mi dispiace, ma non puo’ passare!” il maritino torna indietro a salvare la sua compagna “Guardi forse avranno messo il nome da sposata sul biglietto, vede io mi chiamo Baldi e sono suo marito”

“Guardi che sul biglietto è scritto che il cognome della signora è Consorte”

“Ma che dice, la signora non si chiama mica Consorte!! Guardi io ho anche un passaporto diplomaico”…incredibile ma vero, il soggettone che non sapeva nemmeno come spedire i bagagli ha un PASSAPORTO DIPLOMATICO, sarà accredidato presso l’ambascita di San Marino!?!

“IO SONO UN DIPLOMATICO NON SONO UN TERRORISTA!” e in tutto questo io ero là dietro ad aspettare di salire sull’aereo.

Dopo un po’ li fanno spostare in attesa che arrivi un superiore della poveretta che li aveva fermati ed io passo via.

Sono lì che aspetto nel bus che ci porterà sull’aereo, quando li vedo di nuovo. Corrono trafelati verso il bus. Lui si affaccia dentro e come se fosse appena arrivato alla stazione dei pullman per Varcaturo chiede: “E’ questo il pullman che va a Parigi!”.. questa volta mi devo trattenere per non mettermi a ridere.

Lei arriva subito dopo ed e’ incazzata nera. “Adesso lo chiami a quello stronzo dell’agenzia” lui si fissa le punte delle scarpe, non sa come fermarla…

“Ma quello stronzo non lo sa che sul biglietto dell’aereo ci va il nome e il cognome. Che cazzo centra che abbiamo prenotato il viaggio come Baldi e CONSORTE!!”

Per fortuna non li rivedrò piu’…

Il viaggio Parigi – Osaka passa abbastanza velocemete. Ho un vicino di posto molto simpatico, ogni volta che gli chiedo di farmi passare per andare in bagno scatta in piedi e mi sorride inchinandosi.

Finalmente sbarco ad Osaka. La prima cosa che mi colpisce è l’ordine, la semplicità e la pulizia. Dopo un po’ mi accorgo anche che tutti i giapponesi che incontro sono come il mio compagno di viaggio: ti sorridono, sono gentile e se possono ti aiutano sempre.
Basta poco e tutto quest’ordine e questa gentilezza ti entrano dentro. Senti che qui nulla è sopra le righe, è tutto ben ponderato e a suo modo delicato.

Questa sensazione mi accompagna anche durante il viaggio dall’aereoporto all’albergo. Attraversiamo la zona portuale ed anche qui tutto è al posto giusto. Dovrebbe essere sporco e caotico, ma chissà come anche qui e’ tutto pulito e ben organizzato,

E’ Domenica mattina quando arrivo ad Osaka. In ogni quartiere che attraversiamo c’è un campo di baseball. E i campi sono pieni di bimbi vestiti con le loro tutine bianche ed i loro berretti colorati.

E’ tutto cosi’ calmo e ordinato…

L’albergo dove c’è la conferenza è immenso, elegante e molto minimalista. La camera e molto spaziosa. Entro nel bagno con un po’ di timore, ormai girando per il mondo sono abituato ad aspettarmi le peggiori sorprese proprio dai bagni ed anche questa volta non sarò smentito.

Il bagno è bello ed è anche questo minimalista, c’è la doccia, la vasca da bagno, va beh manca il bidet, ma non c’è da stupirsene. Il water sembra un po’ strano c’e’ un CAVO che esce dal “tarallo” e c’è una TASTIERA sulla destra.

Il primo tasto serve a riscaldare la seduta. Il secondo serve a far partire un getto d’acqua verso il BACK (c’e’ anche un disegnino). Il terzo serve ad attivare il getto verso il FRONT (anche qui c’è il disegnino). Ora capisco perche’ non c’e’ il bidet!

Il giorno dopo inizia la conferenza. Rivedo le solite facce: Thierry, Joel, Avraham, Patrick, Wanmo…

Il meeting e’ duro. C’è un coreano che proprio non riusciamo a capire. Lui non capisce noi e sbatte i pugni sul tavolo.

Fuori piove e siamo tutti un po’ stanchi per uscire. Avraham invita me e Wanmo a cena. Ci si vede alla sette nella hall.

L’albergo ha una decina di ristoranti diversi, si va dal cinese al giapponese classico, passando per il francese ed il tailandese. Avraham si e’ informato nella hall, tra dettami religiosi e il diabete deve studiarsi molto bene i menù. Abbiamo due possibilita’: cinese o italiano. “Vi prego non portatemi a mangiare cinese!”… si va tutti da “Basilico Restaurant”.

La serata è piacevole, siamo in vena di aneddoti e Avraham e’ un ottimo raccontatore di barzellette. Il cibo non è male, le penne al salmone erano quasi al dente.

Mi chiedono dove sono nato e dove vivo adesso. Sono molto stupiti quando gli dico che vivo ancora nella città dove sono nato, Wanmo è nato e cresciuto ad Honk Kong. Adesso vive a San Francisco, ma la sua famiglia e’ ancora in Cina, dopodomani quando finirà il meeting si prende un paio di settimane di ferie e va a visitare la famiglia ad Honk Kong.

Avraham e nato in Ungheria. E’ sposato da 35 anni, sua moglie è di origine Rumena ed hanno 11 nipoti. Avraham adora fare il nonno. Lui non ha mai conosciuto i suoi nonni, sono tutti morti durante l’Olocausto, il nonno della moglie è stata la prima persona che ha considerato “as a grandfather”. Si commuove anche un po’ quando racconta che quando tornava dal servizio militare in Israele e arrivava a casa della futura moglie, la prima persona che andava a salutare era il “nonno”. Avraham riparte da Osaka martedi’ sera, ha un volo diretto per Chicago, lì ha un’altro meeting.

Forse tornerà in Israele tra 10 giorni.

Io del Giappone ho visto poco, un albergo, un aeroporto e qualche ristorante. Ho cenato con gente di ogni nazione in quei sette giorni, ma mai con un giapponese.

Però porterò sempre dentro di me quei campi da baseball la domenica mattina ad Osaka, i ragazzi con le tute bianche e la pace del porto industriale di Osaka.

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