Elvis Presley e Mark Millar

C’è sempre un momento ben preciso, fisso nel tempo e nello spazio, un attimo in cui una serie popolare fa il salto dello squalo. Da quel punto in poi, sia essa una serie televisiva, una saga cinematografica o una collana a fumetti, quella serie è spacciata, va tutto in vacca e nessuno riuscirà mai più a ristabilire gli standard qualitativi raggiunti prima del salto dello squalo. È successo per la saga di Star Wars quando è comparso sullo schermo per la prima volta Jar Jar Binks; è successo a Lost dopo che l’isola è scomparsa nel mezzo di un vortice di computer graphic a basso costo; in The Big Bang Theory tutto è andato perso appena Sheldon si è fidanzato con Amy; Spider-Man è finito con la comparsa di Ben Reilly.

Se siete stati appassionati di queste serie sapete bene di cosa sto parlando. E se, come me, le avete amato alla follia sapete bene quanto siano stati umilianti quei momenti. Il salto dello squalo è la fine peggiore per ciò che si ama.

Questo tipo di analisi sul degrado  di una serie si può applicare anche ad altri contesti. Un esempio è quello che io chiamo “Momento Viva Las Vegas”, in onore di uno dei punti più bassi toccati dalla carriera di Elvis Presley.

Elvis non era ancora The King quando nel 1955 fece un paio di apparizioni televisive che avrebbero rivoluzionato la musica popolare occidentale. Da quel bacino ancheggiante nacque una delle più grandi rivoluzioni del ’900, un movimento che avrebbe cambiato il modo in cui i giovani si mettevano in relazione col resto del mondo. Il Maggio Francese nasce anche grazie a quel ragazzo che ancheggiava in televisione. Continua a leggere