Criature [s1e2]

Seconda settimana del progetto Criature. Ecco cosa è successo dall’ultima volta.

Tredici più uno

di Flavio Ignelzi

Episodio 1

Il vento non smetteva mai, da quelle parti.

“Camilla finisci il latte.”

La tv trasmetteva Uno Mattina Estate. Anche se l’estate era finita da un pezzo. Settembre e la Oria, il vento di nord-est, chiudevano l’estate, da quelle parti.

A chiave. A quattro mandate.

L’estate di San Cupo ai Monti.

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Episodio 2

“Ma che cazz!”

All’ennesimo sussulto Evaristo sbottò malamente.

Quella mattina l’autobus aveva deciso di fare le bizze. Il motore borbottava, sobbalzava, perdeva colpi, scorreggiava fumo nero come un vecchio debole di pancia e incontinente.

Eppure aveva superato brillantemente la revisione d’inizio anno, lo stesso Evaristo l’aveva portato da Manlio, il meccanico del paese. Il quale se l’era tenuto quattro giorni. Pagato dal comune, s’intende.

Aveva fatto tutti i controlli del caso, Manlio, e il responso era stato che, nonostante anni e chilometri, il Ducato si manteneva fresco e tosto, tanto che alla fine erano stati cambiati solo i freni (che con la sicurezza dei bambini non si scherza mica) e il filtro dell’olio.

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[Una storia ancora senza titolo]

di Paolo Moreschi

Capitolo 1. Un autista disperato

Ufficio del maresciallo Parodi, caserma CC di san Cupo ai Monti. Tira una gran brutta aria. Il maresciallo siede alla sua scrivania, come al solito ingombra di fascicoli in ordine sparso e col solito posacenere che però ora è più pieno del solito.

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Capitolo 2. Un maresciallo dubbioso e un po’ scorbutico

Sergio Parodi, maresciallo capo della caserma CC di san Cupo ai Monti, camminava. Così faceva ogni volta che voleva pensare, o ricordare, o evadere; o semplicemente “per non avere gente intorno a rompere il belino”, come aveva detto quella domenica mattina passando in caserma prima di avviarsi sullo sterrato che portava alla vecchia cava. E ora eccolo lì, blue jeans larghi, pile, pedule da montagna retrocesse a quei sentieri collinari e pacchetto di Marlboro. Era la grana più grossa che gli fosse capitata dai tempi del G8 di Genova: allora era di stanza nella caserma di Prà, un quartiere lontano da tutti i casini di quelle notti.

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