Serial: la storia di Bowe Bergdahl

Nell’Agosto del 2015 durante un comizio in New Hampshire l’imprenditore e politico Donald Trump, in corsa per la nomination per il Partito Repubblicano per le elezioni di questo novembre per la Casa Bianca, espresse in maniera colorita la sua posizione sul caso del Sergente Bowe Bergdahl.

Disse che il sergente Bergdahl era un disertore e che sei soldati erano stati uccisi durante le ricerche fatte per ritrovarlo. Per Trump la giusta punizione per Bowe Bergdahl sarebbe dovuta essere “bim bang”, fucilarlo, “così come si faceva ai bei vecchi tempi”.

Due anni fa, il 31 Maggio del 2014, il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, con al suo fianco i genitori del Sergente Bergdahl , annunciò che dopo quasi cinque anni di prigionia in Afghanistan finalmente Bowe Bergdahl era stato liberato e sarebbe presto ritornato a casa. La liberazione avvenne alla fine di una lunga ed estenuante negoziazione tra gli USA e i Talebani che alla fine portò ad un accordo: Berghdal in cambio di cinque talebani detenuti nella prigione di Guantanamo sull’ìsola di Cuba.

Nessun americano era mai stato tenuto prigioniero per così a lungo durante la guerra in Afghanistan, nessun soldato in quella guerra era mai stato fatto prigioniero. Per ritrovare un caso simile a quello del Sergente Bergdahl bisognava risalire ai tempi della guerra del Vietnam. Insomma, quello era un momento storico.

Quando l’accordo venne reso pubblico molti politici protestarono, in particolare i Repubblicani, anche alcuni ex-commilitoni di Berghdal iniziarono a farsi sentire. Sembrava per loro assurdo aver scambiato cinque prigionieri per riavere indietro un solo soldato semplice. Un soldato che oltretutto aveva abbandonato la sua postazione e che molti consideravano un disertore. Molti soldati espressero in pubblico il loro disappunto, come ad esempio i sei che vennero ospitati da Fox News, un canale televisivo molto vicino alle posizioni più estreme dei Repubblicani.

Su Fox News i sei raccontarono che Bowe Bergdahl non era un eroe, ma era un disertore che era stato fatto prigioniero dai Talebani e che molti di loro erano morti nel tentativo di ritrovarlo.

Sei anni fa, nel 2010, Bowe Bergdahl scappa dalla sua cella in Pakistan. Quella non era la sua prima fuga. Ci aveva già provato una volta un anno prima, dopo poche settimane dalla sua cattura. Dopo la prima fuga era stato punito, era stato torturato e le sue condizioni di detenzione erano peggiorate. Nel 2010 riesce di nuovo a scappare. Lui non lo sa, ma i Talebani lo hanno spostato dall’Afghanistan in  Pakistan perché quest’ultimo è uno stato irraggiungibile per le forze americane. L’esercito degli USA si trova in missione in Afghanistan e non può per alcun motivo entrare in uno stato sovrano e alleato come il Pakistan. Questa seconda fuga di Bergdahl dura non più di nove giorni. Bergdahl  riesce ad allontanarsi di poco dal luogo dove era stato detenuto perché durante la prima notte di fuga si  era ferito ad una gamba. Di giorno si nasconde in buche nel terreno e la notte si muove, spesso strisciando perché la gamba ferita non gli permette di camminare, è in territorio ostile e si ciba mangiando erba.

I Talebani trovano Bowe Bergdahl. Questa volta non viene punito perché è in condizioni fisiche tali da non poter sopravvivere ad un pestaggio. I Talebani decidono di non correre più alcun rischio, Bowe Bergdahl viene chiuso in gabbia. Per i successivi quattro anni di detenzione il Sergente dell’Esercito Americano Bowe Bergdahl vivrà in una gabbia di ferro. All’interno della gabbia avrà solo una coperta, un secchio e una bottiglia di plastica.

Quando i soldati lo recuperano, Bowe Bergdahl non è più in grado di parlare, ha problemi motori, ha sofferto di diarrea per cinque anni ininterrottamente, è molto malato.

Sette anni fa, nel 2009, Bowe Bergdahl si trova nella zona meridionale dell’Afghanistan. Il suo battaglione si occupa di gestire un postazione di controllo chiamata OP Mest. Il Sergente Bergdahl ha delle opinioni molte forti riguardo a come si dovrebbe comportare un soldato e un ufficiale dell’Esercito. Bowe pensa che gli ufficiali responsabili del suo battaglione non stiano facendo tutto il necessario per tutelare la sicurezza dei suoi compagni.

Bowe vuole parlare con un alto ufficiale per segnalare il problema e per questo motivo decide di creare un DUSTWUN, che sta per duty status—whereabouts unknown, che potremmo tradurre con “abbiamo perso un soldato”.

Bowe sa che quando parte un DUSTUWN vengono avvisati tutti i livelli gerarchici dell’esercito. Un DUSTUWN farà abbastanza rumore per poter permettere a Bowe di spiegare cosa sta andando storto nel suo battaglione.

La notte del 30 Giugno del 2009 Bowe mette in pratica il suo piano. Si spoglia, indossa un abito tradizionale afgano che aveva comprato qualche giorno prima ed abbandona OP Mest. La sua idea è quella di arrivare a piedi a FOB Sharana, la base dell’esercito che si trova a 20 miglia da lì. Bowe immagina che basteranno quelle poche ore di assenza per far partire il DUSTUWN.

Durante la notte Bowe perde l’orientamento e si allontana da FOB Sharana invece che avvicinarsi. Il giorno dopo viene trovato da un gruppo di Talebani e viene fatto prigioniero.

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Bowe aveva ragione, l’esercito si accorge quasi subito della sua assenza. Le ricerche durano molte settimane. Uno dei principi fondanti dell’Esercito è che nessuno deve essere lasciato indietro, anche un possibile disertore. Tutte le operazioni vengono fermate, tutti gli sforzi vengono spostati sulla ricerca del DUSTUWN. Le truppe vengano mandate in missioni lunghe e pericolose. Decine e decine di giorni lontani dalle basi, lunghi convogli di veicoli blindati che si inoltrano nelle zone più remote dell’Afghanistan. Decine di migliaia di soldati mobilitati per cercare un solo uomo. Perché nessuno deve essere abbandonato.

Una settimana fa, l’8 Aprile del 2016, è stato pubblicato online l’undicesimo e ultimo capitolo della seconda stagione di Serial, il podcast audio di Sarah Koenig. La prima stagione di Serial era stata pubblicata nel 2014 e aveva raccontato la storia dell’omicidio di  Hae Min Lee avvenuto nel 1999 a Baltimora. La prima stagione di Serial è stata scaricata 80 milione di volte ed è stato il podcast più scaricato di sempre da iTunes.

La seconda stagione di Serial si è occupata del caso di Bowe Bergdahl. Ogni episodio dura circa un’ora. Koening è una giornalista di razza e sa come raccontare una storia, raccoglie i fili di questa storia complicato e ce li spiega uno a uno. Ogni volta che ci fa ascoltare la voce di un testimone ci racconta chi è, che relazione ha con la storia e se c’è la possibilità che la sua testimonianza sia frutto di preconcetti o opinioni. Se ci racconta un fatto Koening ci spiega che fonti ha usato e quanto possiamo essere certi che i fatti siano andati davvero così. Sarah Koening fa giornalismo di inchiesta ed è una grande narratrice. Il suo Serial è emozionante, un capolavoro di storytelling.

Se ve le cavate un po’ con l’inglese, fatevi un favore e scaricatevi le due stagioni di Serial.

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Oggi il Sergente Bowe Bergdahl non è più un POW – Prisoner of War (un prigioniero di guerra) ed è tornato a prestare servizio presso l’Esercito degli Stati Uniti d’America. Dopo l’eco mediatico della sua liberazione, dopo tutte le proteste dei soldati e dei politici, l’Esercito ha deciso di processare Bowe in una corte marziale con le accuse di diserzione e comportamento disdicevole.

Bowe oggi sta aspettando che il processo inizi, ma per Bowe aspettare non è un problema.

3 Pensieri su &Idquo;Serial: la storia di Bowe Bergdahl

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