bianca bagnarelli

2016 Comics Suggestions and Services

Dopo l’esperimento dell’anno scorso, ho deciso di fare la lista dei fumetti che ho letto nel 2016 e che più mi sono piaciuti. Copio e incollo dal post dell’anno scorso:

(Mi ero sempre riproposto di non pubblicare recensioni su questo blog, un po’ perché ormai tutti fanno recensioni, un po’ perché questo doveva essere un posto dove scrivere e non dove recensire – sono due forme ben diverse di culto del proprio ego. Però mi sono anche un po’ stancato di lasciare queste cose su Facebook, poi restano chiuse là e non le trovo più.)

L’urlo del popolo di Jacques Tardi e Jean Vautrin: scrivevo in un altro post che ho scoperto gli autori francesi in tarda età. Questo l’ho comprato perché ne avevo letto su Fumettologica. Sono due volumi ed è un adattamento di un romanzo di Vautrin. La storia è ambientata ai tempi della Comune di Parigi. Davvero bello.

Habitat di Roy Simon: ho scoperto Simon leggendo le nuove storie di Prophet (qui c’è una recensione che scrissi su Lo Spazio Bianco). Habitat è una storia di fantascienza che è stata serializzata su Island Magazine della Image. Roba a metà strada tra Enki Bilal, Jodorowsky e Moebius. Continua a leggere

Seghe mentali su Westworld

Quando ero bambino ai miei genitori piaceva organizzare cene con gli amici. Ogni occasione era buona: onomastici, compleanni, anniversari, inaugurazioni.

Ricordo una sera, avrò avuto 9 anni, a casa c’era una tavolata di almeno dodici persone. Mamma aveva fatto modificare da un falegname un tavolo antico ereditato dal nonno. Si apriva  a metà, si inserivano due prolunghe e si trasformava in un tavolone lungo almeno quattro metri. Io e Gottardo eravamo seduti proprio all’altezza di una di quelle prolunghe. Lui era un collega di mio padre, era un ingegnere alto e col vocione. Gottardo è sempre stato una persona che amava studiare e amava parlare delle cose che imparava.

Nella mia casella di posta conservo ancora le mail che mi mandò qualche anno fa quando decise di dimostrare il Teorema di Fermat in “maniera semplice”, perché “Fermat non era mica un coglione e se aveva scritto che c’era una soluzione elegante allora questa doveva esserci”.

Quella sera a tavola si stava parlando di tempo e di storia. Gottardo entrò a gamba tesa nella discussione e spiegò:

“Il vostro problema è che siete figli di una cultura cattolica. Per voi il tempo è lineare.”

E mentre lo diceva allargava le sue lunghissime braccia, come se volesse disegnare un segmento che univa il suo indice destro col sinistro dall’altra parte.

“Se invece nascevate ebrei il vostro tempo sarebbe stato circolare”.

E con l’indice destro puntato verso il basso disegnava un cerchio nell’aria.

“Tempo lineare” ripeté allargando le braccio “e tempo circolare” altro cerchio disegnato nell’aria. Fatto ciò si girò verso di me che stavo alla sua destra e mi sorrise complice. Il tavolo scoppiò a ridere e si misero tutti a disegnare cerchi e segmenti in aria. Continua a leggere

8 cose che ho iniziato ad apprezzare in vecchiaia

Quest’anno sono ufficialmente diventato uno #splendidoquarantenne e, come capita sempre quando si raggiunge una certa età, ci si guarda intorno per capire cosa è diverso e come si è cambiati col passare del tempo.

A me è successo di accorgermi di aver iniziato ad apprezzare cose che, specialmente nei primi vent’anni della mia vita, detestavo a morte. Robe che prima non sopportavo, ma che oggi apprezzo tanto.

Ecco la lista delle 8 cose che ho iniziato ad apprezzare con l’età:

1. I dischi dei Pink Floyd dopo l’uscita di Roger Waters. Come ho già raccontato, ho scoperto i Pink Floyd a 13 anni quando mio padre portò a casa la doppia cassetta di “A Momentary Lapse of Reason”. Era il primo disco che i Pink Floyd facevano dopo l’uscita di Roger Waters. Quel disco mi piacque molto e da lì partii a scoprire i vecchi album. Appena lessi la storia di The Wall e del papà di Roger Waters, quello divenne il mio-album-preferito-di-tutti-i-tempi. Waters perciò entrò di diritto nel mio pantheon personale insieme a Che Guevara, Haran Banjo e Nausicaa la principessa della Valle del vento. Se Waters era il buono, allora David Gilmour doveva essere il cattivo usurpatore e perciò “i Pink Floyd dopo l’uscita di Roger Waters sono diventati commerciali”. Per fortuna col tempo ho smussato le mie opinioni e oggi ho riportato i dischi di Gilmor nella mia discografia.

2. Bruce Springsteen. Mi sono sempre piaciute le canzoni del Boss, ma non riuscivo a sopportare il personaggio. Bruce Springsteen arrivò nella mia vita in forma di bel culo in blue jeans sulla copertina del suo Born in U.S.A. A quell’epoca l’americanismo per me era il nemico giurato. Solo verso i trent’anni ho incominciato a scoprire la complessità e il fascino delle canzoni di Springsteen. Oggi “Born to run” è tra i dischi che ascolto più spesso.

3. I film di mazzate orientali. Ho sempre adorato i film d’azione, ho avuto la fortuna di crescere negli anni d’oro di questo genere. Stallone e Schwarzenegger per me sono come il bue e l’asinello che hanno assistito alla nascita della mia passione per il cinema. Ma nonostante questo ho sempre percepito con fastidio i film di arti marziali. Non so bene il perché, forse c’era il fatto che i film con Bruce Lee che giravano a nastro su Tele Capri fossero tutti sgranati e fuori sincrono, forse c’erano tutte quelle faccette che facevano quegli attori, forse c’era il fatto che erano film che piacevano tanto a quei ragazzini che poi mi torturavano a scuola. Vallo a sapere. Per fortuna oggi The Raid e i film di John Woo sono tra le cose che più mi danno gioia.

4. I fumetti francesi. Moebius è sempre stato uno dei miei autori preferiti, ma era l’eccezione che confermava la regola. Non sopportavo granché la linea chiara di molti autori francesi, il mio gusto si era formato sul Pratt, Pazienza e la scuola argentina. Per me i fumetti francesi erano poca sostanza, tanto colore e storie troppo dilatate nel tempo (un volume di 48 pagine all’anno quando andava bene). Poi per fortuna sono rinsavito.

5. Le storie col finale aperto. Mi sono sempre vergognato di dirlo, ma 2001 Odissea nello Spazio non mi piacque la prima volta che lo vidi. Il finale, tutta colpa di quel finale. Poi ho studiato, sono cresciuto, ho continuato a provare e alla fine ho capito. Oggi un bel finale aperto e spiazzante è una delle cose che più mi fa apprezzare una storia.

(5bis. Le storie a puntate. Quando avevo meno di quarant’anni volevo sapere tutto e subito, volevo arrivare al finale il prima possibile e non volevo aspettare. Oggi mi godo il viaggio molto di più.)

6. La radio parlata. Fino a qualche anno fa in macchina ascoltavo solo musica. Perciò negli anni era fondamentale dotarsi del giusto stereo, quello con le cassette e l’autoreverse, poi quello con il CD (ma saltava troppo), quello col CD e gli ammortizzatori, quello con la presa per l’iPod, quello col bluetooth. Poi, come ho già raccontato, ho iniziato a voler sentire le voci delle persone.

7. I dischi dei concerti. Per anni ho evitato di comprare dischi di concerti. Pensavo fossero un bieco espediente delle “cattive case discografiche” che sfruttavano la fan base dei musicisti. Erano sempre le stesse canzoni, ma suonate in maniera diversa. Che senso aveva ascoltare una nuova versione di Generale se già sai che il treno si fermerà solo per pisciare?

8. Le birre bionde. Per anni ho bevuto solo birre rosse o Guinness perché pensavo che fosse troppo dozzinale fermarsi ad una semplice bionda.

La storia dei fondatori dell’Image

 

Questa storia inizia alla fine degli anni ’80 in America. A quei tempi la casa editrice regina del mercato dei supereroi era ancora la Marvel di Stan Lee. Suoi erano i personaggi più venduti: gli X-Men, l’Uomo Ragno, il Punitore, I Fantastici Quattro. Per la Marvel lavoravano anche i migliori disegnatori della nuova generazione, un gruppo di ragazzi poco più che ventenni, cresciuti nel mito dei disegnatori Marvel degli anni ’60 e ’70. Autori giovani che mescolavano lo stile classico del disegno americano con le nuove tendenze che arrivavano dal Giappone e dal mondo dell’animazione.

I loro disegni ebbero un impatto tale sui giovani lettori americani che in pochi anni diventarono delle vere e proprie “rock star del fumetto”. Il loro nome era sbandierato sulle copertine dei comics per attirare l’attenzione del pubblico. Non era più il personaggio che aiutava a vendere, era il disegnatore la vera stella da pubblicizzare.

Per capire la portata di questo fenomeno basti ricordare che nel 1991 ad uno di questi disegnatori venne affidato il primo numero di una nuova collana degli X-Men. Quel numero entrò nel Guinness dei Primati per essere stato il fumetto che ha venduto di più nella storia dei comics americani: 8.100.000 copie in un solo mese.

xmen1

Com’è fatto un fumetto da 8.100.000 copie?

Gli editori erano raggianti, avevano trovato le galline dalle uova d’oro, i disegnatori che i ragazzi d’America idolatravano. Soldi a palate. Continua a leggere

auto nel parco

Criature – Terra e Fango (1 di 7)

criature

San Cupo ai Monti è un piccolo paesino della Campania. Non è vicino al mare, ma non è nemmeno in montagna. I suoi abitanti, i sancupesi, hanno la fama di essere schivi e perfino un po’ asociali. La verità è che quello che in molti scambiano per cattivo carattere, è una forma antica di orgoglio e amor proprio.

Per capire bene quale sia la mentalità di questa gente ci sono diverse storie che si potrebbero raccontare. Ad esempio c’è quella del ragazzo che scomparve negli anni 80.

Il ragazzo era figlio del barbiere del paese e nel locale del padre faceva il garzone. Tutti i maschi di San Cupo gli avevano elargito un po’ di mancia alla fine di una barba, di un taglio di capelli, di una passata di nero sull’argento di una tempia.

La storia di Giorgio, così si chiamava, iniziò quando durante un lunedì mattina, sfruttando il giorno di chiusura del locale paterno, decise di andare a cacciare funghi nel bosco. Non c’era molto altro da fare in paese, San Cupo non era troppo lontana dalle grandi città, ma era separata dal resto del mondo da decenni di evoluzione sociale. Discoteche, bar, pub e sale giochi erano lontani solo qualche decine di chilometri, ma separate da un abisso di diffidenza ed incomprensione. Al giovane Giorgio, per poter impiegare il tempo libero dei lunedì, non restava altro che inforcare un cestino di vimini e girare per i boschi alla ricerca di porcini e cantarelli.

Fu durante il percorso che lo portava verso i boschi, mentre camminava lungo la strada provinciale, che Giorgio perse l’uso delle gambe e cadde a terra.

Fu ritrovato da un contadino che passava di là col suo trattore. Quella fu l’ultima persona di San Cupo che vide Giorgio. Si seppe che il ragazzo fu portato in ospedale e da lì riportato a casa in paese. Dopo qualche giorno il padre tornò ad aprire la bottega e la madre si rivide in giro per il paese a far commissioni, come se nulla fosse successo. Giorgio era un argomento di cui entrambi non parlavano mai, si sapeva che il ragazzo era accudito con amorevoli cure a casa, ma nessuno ebbe più la possibilità di incontrarlo. Giorgio scomparve dal paese. Dopo qualche anno un silenzioso funerale portò finalmente Giorgio fuori di casa per restituirlo al ricordo commosso del paese.

Per chi vive fuori San Cupo il comportamento dei genitori di Giorgio potrebbe sembrare crudele e spietato, ma sarebbe sbagliato giudicare i due con il metro dei forestieri. A San Cupo nessuno parla mai delle proprie disgrazie, le difficoltà vanno nascoste agli altri, non bisogna mai chiedere aiuto. La vita a San Cupo è sempre stata dura, i sancupesi sono gente povera cresciuta combattendo con terre sterili e montagne aride. Qui bisogna farcela da soli, chi non ce la fa non è forte abbastanza. Se il buon Dio ti manda una disgrazia devi dimostrargli di essere in grado di affrontarla. Solo chi è forte abbastanza ce la fa da solo.

Non era cattiveria quella del barbiere e di sua moglie, era amore per il figlio, era rispetto.

Erano passati molti decenni dalla morte di Giorgio, anche il barbiere e sua moglie erano morti. San Cupo era cambiata, la modernità era arrivata perfino lì, ma lo spirito delle genti era sempre quello. Le radici delle persone erano ancora piantate tra le miniere abbandonate di Contrada Razzi e il vecchio palazzo degli Ortona nel centro della piazza.

Fu solo un caso perciò che la scomparsa dei bambini avvenisse proprio su quella statale dove Giorgio era caduto tanti anni prima. Chissà se almeno uno dei genitori dei tredici bimbi scomparsi se ne ricordò quando la polizia li chiamò per cercare di spiegare loro cosa fosse successo.

Fu per caso che su quella strada si incontrarono due storie tanto lontane, ma abbracciate da un comune dolore.

(Criature è un progetto di scrittura creativa a cui tutti possono partecipare. Criature ha una pagina Facebook e un account Twitter. Per partecipare è sufficiente mandare un messaggio e chiedere il manuale con le regole. Criature è un storia a puntate scritta e pubblicata da diversi autori che raccontano lo stesso evento che si svolge nel paese fittizio di San Cupo ai Monti. Per leggere i racconti di Criature è sufficiente seguire la pagina Facebook o l’account Twitter.)

mall

[scritti adolescenziali] dio

(Conservo alcuni vecchi quaderni di quando andavo al Liceo. Su questi quaderni la sera scrivevo racconti e altre robe. Molto di quel materiale è molto più che imbarazzante.)

Loro dicono che sono pazzo.

Loro non sanno.

Dicono che sono isterico e pericoloso.

Non sanno.

Dico loro cosa so.

Non ascoltano, sono pazzo, dicono.

Vivono all’oscuro dell’universo. Vivono senza sapere. Vivono senza vivere.

Non sanno come imparare.

Imparare a vedere, a capire, a conoscere. Imparare, come ho fatto io. Come ho fatto io quando aprii gli occhi.

E vidi.

Vidi nell’ombra dell’universo l’esistenza. Osservai colui che gestiva, nostro padre e nostra madre. Lo fissai a lungo.

E vidi sul suo volto la mia faccia che appariva.

Dan Harmon

[Persone Eccezionali] Dan Harmon

Adesso vi spiego perché dovreste tutti tenere d’occhio Dan Harmon.

La prima volta che  ho incontrato Dan Harmon era il 2008 e la moda della serie televisive non era ancora diventata mainstream. Da qualche parte vidi la locandina di questa nuova serie comedy e c’era Chavy Chase tra i protagonisti. Tanto bastò per farmi decidere di scaricare i primi episodi di Community.

Community cast

Chavy Chase e altri tizi

Bastarono pochi episodi e quella serie divenne una delle mie preferite. La storia si svolgeva all’interno di un campus di un’università pubblica dove studiavano i protagonisti della serie. Non è facile spiegare perché un concept così semplice abbia creato una serie tanto di culto. I personaggi sono tutti sopra le righe, le dinamiche tra di loro sono in un certo modo profonde, e ogni episodio è un racconto divertente e strutturato alla perfezione.

Per farvi capire di cosa parliamo ecco qualche esempio. Continua a leggere

[scritti adolescenziali] noia

(Conservo alcuni vecchi quaderni di quando andavo al Liceo. Su questi quaderni la sera scrivevo racconti e altre robe. Gran parte di quel materiale è molto più che imbarazzante)

A volte il mio cervello cessa di funzionare.

I miei arti allora incominciano a muoversi autonomamente. Toccano, spostano, strofinano.

Non riesco a fermarli.

C’è qualcosa dentro di me che mi sussurra: “Cos’altro puoi fare?”

A volte ho il coraggio di rispondere: “Tutto, fuorché questo!”

Altre volte commento solamente con un laconico “e già”.

Quando rispondo così, la noia ha vinto.

teaser poster de L'Ultimo terrestre

Gipi nel 2012 o dell’amore e altre storie

Tra il 2011 e il 2012 si tennero a Roma, presso l’Auditorium Parco della Musica, alcune Lezioni di Fumetto. Ogni lezione era dedicata ad un artista che veniva intervistato. A quel tempo venivano pubblicati quasi tutti gli audio degli incontri che si tenevano nell’auditorium. Ricordo ancora le bellissime lezioni di musica classica o gli audio dei festival di filosofia. Oggi quei podcast non ci sono più sul sito dell’Auditorium.

Qua sotto c’è l’articolo che scrissi per il Vaglio quando ascoltai la lezione tenuta da Gipi.

 …

Questa settimana sono finalmente riuscito a trovare le registrazioni delle Lezioni di Fumetto che si stanno tenendo a Roma presso l’Auditorium della Musica. Le Lezioni sono iniziate l’anno scorso, ogni mese viene invitato un autore e per un oretta gli viene chiesto di raccontare la sua esperienza nell’industria del fumetto. Da qualche settimana le registrazioni delle lezioni possono essere scaricate qui. [Il link non funziona più]

Tra le lezioni che ho ascoltato c’è quelle tenuta da Gianni Pacinotti in arte Gipi. Ed è stata un esperienza toccante, emotivamente fortissima. Anche se non siete degli appassionati di fumetto, fatevi un favore e ascoltate Gipi che si racconta.

Gianni Pacinotti è nato a Pisa nel 1963. Nella sua vita è stato art director di un importante studio pubblicitario; è stato pazzo per 5 mesi; ha tentato il suicidio per amore tagliandosi le vene di un polso; è stato un autore satirico per Cuore; è stato un disegnatore di fumetti; è perfino stato in galera per possesso e coltivazione di Marijuana. Gipi oggi ha smesso di essere un fumettista e ha deciso di essere solo un regista, il suo primo film si intitola L’Ultimo Terrestre ed è stato presentato in concorso all’ultima mostra di Venezia.

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Ron Howard nel primo GTA

Ron Howard è figlio d’arte. I genitori si conobbero e si sposarono durante una tournée. Dovettero aspettare che la compagnia si trovasse in una contea in cui fosse possibile sposarsi entro le 24 ore perché non restavano mai più di un giorno in uno stesso posto.

Rance Howard, papà di Ron, smise ben presto di recitare e si dedicò a curare la carriera di figli.

Ron Howard durante l'Andy Griffith Sho

Ron Howard durante l’Andy Griffith Show

Ron nel 1959, a soli 5 anni, ottenne la sua prima parte importante recitando in un episodio di Twilight Zone (per quelli giovani tra di voi, diciamo che era una specie di Black Mirror). Il successo arrivò un anno dopo quando il piccolo Ron entrò nel Andy Griffith Show. Nel 1973 partecipò ad American Graffiti di George Lucas, film che celebra i meravigliosi anni 50 che allora andavano tanto di moda in America (ogni decade ha il suo revival). Visto il successo di American Graffiti, il canale televisivo ABC decise di rimettere mano ad un vecchio progetto ambientato proprio nei giorni felici dei ’50. Un progetto che aveva proprio in Ron Howard il protagonista principale: Happy Days. Continua a leggere