Donald Trumo by Garry Trudeau

Analizzare Trump

La notizia della vittoria di Donald Trump per me è stata uno shock. E pensare che ci scherzavo e ci ridevo fino a qualche settimana fa. Ho seguito la campagna elettorale americana fin dalle primarie. Quest’anno grazie ai social network e a YouTube l’ho vissuto come se fossi là, quasi come quella volta nel 2012 quando mi guardai il confronto Palin vs Biden dalla camera di albergo a Sacramento.

Ammetto di averla presa male, ma dopo qualche giorno me ne sono fatta una ragione. Mi sono detto che in fondo la mia adorata America ha avuto Nixon e i Bush, ce la faranno a superare anche Trump.

Però la cosa che mi ha fatto davvero saltare in nervi sono stati i commenti di alcuni miei “amici” di Facebook, gente di “sinistra” che esultava per la vittoria di “Orange Hitler”, roba da far accapponare la pelle.

Sono davvero uscito fuori di testa su Facebook, ho inondato la mia timeline di post rabbiosi e indignati. Questa è una selezione del peggio che sono riuscito a produrre in questi giorni. La metto qua a futura memoria. Continua a leggere

movie from George Orwell 1984

Black Mirror e i morti viventi del Grande Fratello

Oggi vi racconto una storia che collega tutti questi eventi:

  • Il 19 settembre su Canale 5 é andata in onda la prima puntata del Grande Fratello VIP, la nuova edizione del programma che nel 2001 inventò il genere dei reality televisivi.
  • Il 26 settembre è stato celebrato il trentennale della nascita di Dylan Dog.
  • Il 21 ottobre la piattaforma di streaming Netflix ha pubblicato i sei episodi della terza stagione di Black Mirror.
  • Il 23 ottobre la rete televisiva AMC ha mandato in onda in America la prima puntata della settima stagione di The Walking Dead, il serial televisivo tratto dal fumetto ideato da Robert Kirkman per la Image.

Iniziamo dai morti viventi.

Gli “zombi” sono delle creature di fantasia originarie della cultura di Haiti. Copio e incollo da Wikipedia:

Nelle credenze popolari di Haiti, alcuni sacerdoti detti bokor sarebbero in grado di catturare una parte dell’anima di una persona detta piccolo angelo guardiano, producendo uno stato di letargia che rende come morto un essere vivente, e che anche anni dopo la sua sepoltura, essi siano in grado di riesumare il corpo rendendolo loro schiavo.

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Carl Barks porta gli zombi a Paperopoli

Nel 1968 il regista George Romero (che dio lo protegga e lo preservi per altri cent’anni) partendo dalle leggende degli zombi, inventò il genere dei “morti viventi” dirigendo il film “Night of the Living Dead” (in Italia “La notte dei morti viventi”). Romero stabilisce con questo film tutte le regole che faranno il successo del genere “zombi”: gli umani assediati, il contagio, i morti viventi che mangiano gli umani. Oggi sono tutte cose che diamo per scontato, riconosciamo i meccanismi del gioco e sappiamo tutti come “funziona” uno zombi, ma tutto questo è nato nel 1968, prima di quel film non c’era nulla di tutto ciò. Continua a leggere

V for Vendetta

La vera storia di V for Vendetta

“V for Vendetta” è un fumetto scritto da Alan Moore e disegnato da David Lloyd. Pubblicato in Inghilterra e poi in America tra il 1982 e il 1985, in Italia arrivò nel 1991 come allegato alla storica rivista Corto Maltese. La storia è ambientata in un futuro post-apocalittico in cui solo l’Inghilterra si è salvata dalla guerra nucleare. Dopo il periodo di caos generato dalla guerra il controllo del paese è stato preso da un regime fascista che ha riportato l’ordine.

Il personaggio principale della storia è V, un uomo mascherato che per vendicarsi delle sofferenze subite a causa del regime, imbastisce un complesso piano che porterà alla distruzione di tutto il sistema di potere messo in piedi dal partito fascista.

Quest’anno l’associazione BN.Comix – per i fumetti nel Sannio ha deciso di partecipare a modo suo alle celebrazioni del “fifth of november” organizzando una serata dedicata al fumetto di V for Vendetta

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Manifesto di Stefano Donatiello su disegno di David Lloyd

Sotto trovate la scaletta che io ed Alessio abbiamo usato per la serata e una serie di link al materiale che abbiamo usato per prepararci.

Qui invece trovate una lista di argomenti che non siamo a riusciti ad inserire nella presentazione, ma di cui sarebbe stato bello discutere.

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Alan Moore portrait

V. Verrà Vestendo Violenta Vendetta

Venerdì 4 novembre, alle 18:00, io e Alessio De Lillo racconteremo la vera storia di V for Vendetta. L’evento è organizzato dall’associazione BN.Comix e si svolgerà nell’aula magna del Liceo Classico “P. Giannone” di Benevento.

Finita la parte istituzionale posso adesso spiegarvi perché ho scritto questo post. V for Vendetta è il fumetto che ho letto più volte nella mia vita. Posseggo diverse edizioni dell’opera, da quella che uscì come allegato a Corto Maltese fino all’Absolute Edition in lingua inglese. Sono un fan sfegatato insomma.

Perciò avrei voluto passare ore e ore a raccontarne ogni singolo dettaglio, ogni vignetta e ogni dialogo. Ma io e Alessio abbiamo a disposizione novanta miseri minuti, perciò abbiamo dovuto tagliare un sacco di roba. Questo post raccoglie 5 di quelle cose tagliate e che se avessimo avuto un po’ più di tempo sarebbero entrati nella nostra presentazione. Continua a leggere

Il brutto film di V for Vendetta

Ieri sera mi sono rivisto il brutto film del 2006 tratto dal meraviglioso fumetto di V for Vendetta di Alan Moore e David Lloyd. Avrei voluto evitare lo strazio di rivederlo, ma venerdì 4 novembre a Benevento facciamo una presentazione con l’associazione BN.Comix su V for Vendetta e quindi mi toccava.

Mentre vedevo il film ho scritto un po’ di appunti su Twitter. Quella che segue è la fredda cronaca di quei terribili 133 minuti.

Il prologo è già abbastanza deprimente. Continua a leggere

Primo giorno di scuola

C’era questa ragazzina, non avrà avuto nemmeno sedici anni, ha iniziato a correre lungo il marciapiede. Io ero in macchina fermo al semaforo e lei era di fronte a me che correva. Era uno scatto da centometrista, uno di quegli sforzi atletici in cui uno impegna tutte le proprie energie per raggiungere uno scopo ben preciso.

Fissava di fronte a sé il suo obiettivo e correva a lunghe falcate.

“Forse non vuole perdere l’autobus” ho pensato.

Sfruttando il rosso del semaforo in un paio di lunghi passi la ragazzina ha attraversato la strada. Ginocchi alti e testa china ha continuato a correre.
“Speriamo riesca a prendere l’autobus, poverina”

Dopodiché ha fatto due passi un po’ più corti, ha rallentato ed è saltata al collo di un ragazzino magro magro. Loro e i loro due zainetti si sono abbracciati per un’infinità.

Quando è scattato il verde io sono andato via e loro stavano ancora lì ad abbracciarsi.

Quattro risate con Donald Trump

Dopo quasi due anni di campagna elettorale, finalmente tra dieci giorni si terranno le elezioni presidenziali americane.

Quest’anno la sfida è particolarmente interessante perché si sfideranno Hillary Clinton e Donald Trump. La prima donna candidata da uno dei due principali partiti, contro il candidato Repubblicano più estremista degli ultimi 40 anni.

Sono stati mesi di campagna intensa, prima c’è stato il grande rito delle primarie, poi le Convention e infine i dibattiti tra i candidati. Una maratona che finalmente terminerà il prossimo 8 novembre, quando sapremo ufficialmente il nome del prossimo Presidente degli Stati Uniti d’America (SPOILER: quel nome è Hillary Clinton EDIT del 11/9/2016 e invece COLPO DI SCENA, ha vinto The Donald).

Per noi italiani questa campagna elettorale americana ha poi avuto un interesse particolare. Gli americani si sono confrontati con un candidato come Donald Trump che sembrava avere molti punti in comune con il nostro Silvio Berlusconi.

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Donald is the new Silvio

Perciò è stato molto interessante vedere come il sistema mediatico americano gestiva il fenomeno The Donald e confrontarlo con quanto invece fatto in Italia con Il Cavaliere.

Anche perché, cosa ancora più affascinante, nel giro di pochi mesi The Donald è riuscito a ripercorrere la stessa parabola che Silvio ha compiuto in quasi venti anni di carriera politica: gli inizi nell’antipolitica, la deriva xenofoba, le gaffe, i dubbi sulle capacità imprenditoriali, lo scandalo sessuale.

E poi ci sono stati i comici, anzi i comedians, i veri vincitori di questa campagna elettorale americana. Il sistema di intrattenimento americano si è buttato su The Donald e ne ha sfruttato ogni difetto, ogni errore e ogni gaffe per creare battute e sketch memorabili.

Perché se c’è da prendere per il culo qualcuno, diciamocelo, gli Americani sono imbattibili.

Quella che segue è una rassegna non esaustiva dei migliori monologhi e sketch prodotti in America su Donald Trump.

Comunque vadano le elezioni, almeno ci saremo fatti una bella risata. Continua a leggere

Un fumetto di Jim Henson

Ogni anno a San Diego, in California, si celebra il principale festival del fumetto d’America al termine del quale vengono assegnati quelli che possono essere considerati gli Oscar internazionali del fumetto, gli Eisner Award.

Nel 2012 c’è stata un’opera che ha vinto ben tre premi, un fumetto disegnato e prodotto quell’anno ma basato su una sceneggiatura scritta negli anni ’60 per essere trasformata in film. Un’opera che allora non uscì perché colui che doveva occuparsi di farne un film venne distratto da pupazzi e marionette.

Oggi vi racconto la storia di questo fumetto, di come Jim Henson fu candidato ai premi Oscar per un cortometraggio senza senso, di come divenne famoso grazie ad una rana e vinse tre Eisner Award 12 anni dopo la sua morte.

Jim Henson, nato nello stato del Mississipi nel 1936, era un genio dai mille talenti, un appassionato di arti grafiche che aveva iniziato a lavorare presso una televisione locale già durante gli anni delle scuole superiori. In questo periodo venne a contatto col mondo dell’animazione e con i burattini usati durante i video pubblicitari. Dopo il diploma si iscrisse ad un corso di Home Economics, un corso di laurea nato in America nell’Ottocento per istruire le giovani figlie della ricca borghesia ed introdurle alla complessa arte della gestione domestica, un percorso di studi non proprio da artista, ma che ad Henson serve per affinare le sue capacità manuali e gli permetterà di creare pupazzi e burattini che faranno la storia.

Passa i successivi venti anni a lavorare per lo più per la pubblicità. Le sue animazioni diventano famose e ricercate. Dai canali locali passa ai grandi network americani, diventa un volto noto invitato a partecipare a talk show e a speciali televisivi. La PBS (il network pubblico americano) lo chiama a supervisionare un progetto per la creazione di uno show educativo per bambini; nasce così Sesame Street, un successo di pubblico e critica che resiste ancora oggi con personaggi celeberrimi tra i bambini in età prescolare come il rosso pupazzo Elmo o il giallo Big Bird (proprio nel 2012 Big Bird venne citato da Romney nel primo dibattito presidenziale contro Obama).

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“I like PBS. I love Big Bird. I actually like you, too. But I’m not gonna keep on spending money on things to borrow money from China to pay for it.”

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Tirare a canestro come una nonnina

Penso che ormai si sia capito che passo molto tempo da solo in macchina e che quando guido mi piace ascoltare qualche buon podcast.

Il podcast che sto ascoltando in questi giorni si chiama Revisionist History ed è prodotto e condotto da Malcolm Gladwell, un giornalista, saggista e sociologo diventato famoso grazie al suo libro The Tipping Point (in Italia tradotto come Il punto critico).

La terza puntata del podcast di Gladwell è dedicato a raccontare la storia di due giocatori della NBA e di come questi tiravano la palla a canestro.

I due giocatori si chiamano Wilt Chamberlain e Rick Barry e sono stati entrambi giocatori NBA tra gli anni ’60 e ’70.

Chamberlain è considerato tra i più grandi giocatori della storia del basket americano. Ha collezionato una serie di record incredibili come ad esempio il maggior numero di punti segnati in una singola partita: 100. Wilt Chamberlain era un gigante di 2 metri e 16. Spesso i giocatori così alti hanno seri problemi di coordinazione, ma Chamberlain era elegante ed aggraziato. Aveva dalla sua anche una percentuale incredibilmente alta di realizzazione di tiri liberi. Roba da non crederci, un gigante aggraziato e in grado di segnare da qualsiasi posizione.

Wilt però non era sempre stato così, il suo tiro non era mai stato tanto eccezionale fino a quando non aveva incontrato Rick Barry.

Barry non era un campione superdotato come Wilt, ma aveva dalla sua un carattere fortissimo e un animo da perfezionista. Barry insegnò a Wilt un modo diverso di tirare a canestro. Barry non sbagliava quasi mai un tiro a canestro perché  non tirava come tutti gli altri, lui usava una tecnica diversa: prendeva il pallone a due mani, allargava le gambe e lanciava il pallone dal basso verso l’alto. Rick Barry lanciava usando il Underhand Throw. E grazie proprio a questa tecnica che Wilt Chamberlain nel marzo del 1962 raggiunge i 100 punti in una singola partita, segnando 28 tiri liberi su 32.

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Mani in basso

Il tiro dal basso é molto più preciso del tiro a mani alzate, l’atleta riesce a controllare meglio la traiettoria e ne viene fuori un tiro morbido e preciso che va a segno molto più facilmente. Chiunque abbia frequentato i campi da basket sa invece quanto sia complicato imparare a controllare la palla con le mani alzate, nel tipico gesto che i coach insegnano a tutti i giovani cestisti.

Però dopo aver raggiunto la vetta sportiva Wilt smise di usare il Underhand Throw e le sue statistiche si abbassarono, restò un campione, ma non raggiunse mai più le performance di quella sera del 2 marzo ’63.

Ma perché Wilt Chamberlain smise di usare la tecnica che gli aveva permesso di realizzare i suoi record?

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Saigon 1965

La seconda puntata di Revisionist History di Malcolm Gladwell si intitola Saigon 1965 e racconta la storia di tre persone che negli anni ‘60 hanno lavorato per un centro di ricerche americano chiamato RAND.

Quando gli americani iniziarono ad essere coinvolti nella guerra del Vietnam si resero conto di non sapere nulla dei Vittuone e per questo il segretario di stato McNamara decise di investire un milione di dollari in un progetto del RAND chiamato STUDIES OF MOTIVATION AND MORALE.

Il RAND voleva studiare i Vietcong, capirne le motivazioni e capire l’effetto che la guerra stava avendo sul morale dei guerriglieri del Vietnam del Nord. L’approccio alla guerra degli americani era semplice: bombardiamoli fin quando non avranno il morale a terra.

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Leon Gouré

Entra allora in gioco il primo protagonista della storia: Leon Gouré, l’uomo a cui il RAND affida la responsabilità del progetto. Gouré era nato in Russia nel 1922, i suoi genitori erano menscevichi, una sorta di rivoluzionari moderati che si opponevano ai bolscevichi. Nel 1923 la famiglia di Gouré andò in esilio a Berlino, da lì scapparono dalle persecuzioni naziste e si rifugiarono a Parigi, nel 1940 scapparono anche da Parigi, presero un treno per il Portogallo e da lì volarono in America. Nel 1943 Leon Gouré entrò nell’esercito americano e tornò in Europa per combattere i Nazisti.

Gouré era un patriota americano, un uomo che vedeva negli USA l’unico posto che aveva dato rifugio e speranza alla propria famiglia. Nel 1964 inizia a lavorare in Vietnam per il RAND e come prima cosa assume Mai Elliot, una vietnamita originaria del Nord. Mai Elliot sarà responsabile della fase della raccolta delle informazioni sul campo. Insieme a Gouré si occupa di reclutare gli intervistatori che devono raccogliere informazioni dai prigionieri e dai disertori vietcong. Mai Elliot odia profondamente i Vietcong. Suo padre, quando il Vietnam era ancora una colonia francese, era sindaco di una città del Nord e perciò la famiglia di Mai Elliot era ricca e potente, vivevano in un palazzo e suo padre era come un piccolo monarca. Mai Elliot perde tutto quando i comunisti occupano il Nord.
In quegli anni le operazioni in Vietnam del RAND vanno a gonfie vele. Vengono prodotte decine di migliaia di pagine di interviste. Elliot intervista e Gouré analizza. In uno dei report più importanti prodotti in quegli anni, Gouré racconta che dal 1964 al 1965 la percentuale di Vietcong che è sicura di vincere la guerra scende dal 60% al 20%. I documenti prodotti dal team di Leon Gouré arrivano a Washington e si dice che il presidente Lyndon Johnson giri sempre con un rapporto di Gourè nella tasca. Gli americani sono convinti che i Vietcong sono vicini al collasso.

Ma le cose sembrano troppo belle per essere vere, i capi del RAND decidono di assumere un altro esperto per vagliare i rapporti che arrivano dal Vietnam.

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Konrad Kellen

Entra in scena il terzo personaggio della storia: Konrad Kellen.

Kellen è nato a Berlino e appartiene ad una ricca e potente famiglia ebrea. La sua vita sembra un romanzo picaresco. Parente alla lontana di Albert Einstein, negli anni ‘30 fugge da Monaco e vola in America per evitare le persecuzioni naziste, negli anni ‘40 è il segretario personale di Thomas Mann, dopo la guerra si trova a Parigi e in un caffè degli Champs Elysee viene avvicinato dalla figlia di Chagall che gli chiede di aiutarla a portare i quadri del padre in salvo in America. E questi sono solo i suoi primi anni di vita.

Kellen viene assunto dal RAND e gli viene chiesto di rivedere tutti i dati raccolti da Gouré in Vietnam.

Kellen capisce subito che il risultato delle analisi sono falsati, i Vietcong non hanno nessuna intenzione di arrendersi, sono ben motivati e così come hanno scacciato i francesi non si fermeranno fin quando non sconfiggeranno anche gli americani.

Quello che presto viene fuori è che Leon Gouré e Mai Elliot si sono fatti influenzare dalla propria vita personale nella stesura dei report. Leon Gouré era un rifugiato che amava l’America e non poteva sopportare l’idea che i comunisti potessero vincere anche la guerra del Vietnam.

Mai Elliot aveva già una volta perso tutto a causa dei Vietcong, non voleva ammettere con se stessa di poter perdere anche quel poco che si era costruita a Saigon.Quando divenne chiaro che la guerra non sarebbe finita presto, Gouré venne licenziato dal RAND e Mai Elliot si trasferì in California.

Kellen continuò a produrre report in cui spiegava perché l’America non avrebbe mai potuto vincere la guerra del Vietnam, ma chiaramente nessuno gli diede mai retta.

Tra le altre storie tratte da Revisionist History ci sono:
La storia del giocatore di basket che lanciava come una nonnina e che fece 100 punti in una partita,
La storia della pittrice inglese che sparì
,
La storia di una canzone di Leonard Cohen che è come un quadro di Cèzanne.

(link al podcast http://revisionisthistory.com/episo…)

(per approfondire la storia di Kellen http://www.webcitation.org/6I1RnuJs…)